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Diana: morte causata da autista e paparazzi, giuria inchiesta
Redazione
18 anni fa

Colpa dell'autista alticcio alla guida ma anche dei paparazzi al forsennato inseguimento se Lady Diana e il suo ultimo accompagnatore Dodi al Fayed persero la vita a Parigi il 31 agosto 1997 quando la loro grossa Mercedes andò a schiantarsi sotto il ponte dell'Alma. L'inchiesta pubblica sulla morte della principessa, costata al contribuente britannico più di 13 milioni di euro, si è conclusa oggi pomeriggio a Londra con questa sentenza che a sorpresa rimette alla gogna i fotoreporter. Dopo sei mesi di udienze la giuria popolare si è fatta la convinzione che l'autista Henry Paul non è l'unico colpevole: è vero, quella sera aveva alzato il gomito e guidava ad una velocità doppia rispetto al massimo consentito, ma i paparazzi alle sue costole gli impedirono ogni "libertà di movimento" guidando in modo scellerato dietro di lui, chi in moto e chi in macchina. La sentenza è destinata a far discutere: indicati in un primissimo tempo come i responsabili della tragedia, i fotoreporter sono stati alla fine assolti dall'inchiesta francese e finora non erano stati messi in croce nemmeno nel Regno Unito. Adesso eccoli tacciati ufficialmente di "omicidio colposo in seguito a guida pericolosa". Sembra aver avuto un ruolo molto controproducente il fatto che con un'unica eccezione si sono rifiutati di venire a Londra e farsi interrogare per l'inchiesta pubblica dell'Alta Corte. Nella sentenza, presa a maggioranza, la giuria popolare non manca ad ogni modo di sottolineare che Diana e Dodi persero quella notte la vita perché a differenza della guardia del corpo Trevor Rees-Jones (unico superstite a bordo della Mercedes) non indossavano la cintura di sicurezza. Durante i sei mesi dell'udienza, che hanno visto sfilare come testimoni 278 persone, Mohammed al Fayed ha tentato invano di far breccia con la dirompente tesi che suo figlio Dodi e Diana persero la vita in un incidente stradale orchestrato dai servizi segreti di Sua Maestà su ordine del principe Filippo. Un'ipotesi smentita però in modo categorico dal giudice. ATS

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