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Detenuti in rivolta a Pisa
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Ats
6 ore fa
Secondo quanto appreso, la rivolta sarebbe partita da una live su TikTok realizzata da un detenuto dopo che alcuni reclusi avrebbero scoperto nelle celle alcune «cimici» collocate a fini investigativi

Alcune decine di detenuti dal tardo pomeriggio di ieri hanno messo in atto una protesta all'interno del carcere di Pisa - la città italiana della Toscana conosciuta soprattutto per la sua torre pendente - e un intero reparto sarebbe sotto il loro controllo.

All'esterno dell'istituto sono arrivati decine di agenti di polizia, carabinieri e polizia penitenziaria, mentre un'ambulanza del 118 si trova attualmente all'interno.

Secondo quanto appreso, la rivolta sarebbe partita da una live su TikTok realizzata da un detenuto dopo che alcuni reclusi avrebbero scoperto nelle celle alcune «cimici» collocate a fini investigativi.

Durante la diretta live, così una ricostruzione, un detenuto di origini albanesi avrebbe «denunciato» lo stratagemma con il quale la polizia penitenziaria avrebbe fatto uscire dalle celle i detenuti che una volta rientrati hanno poi scoperto la presenza di microspie e telecamere.

Scontri con gli agenti penitenziari

Con una seconda diretta live su TikTok, trasmessa da un telefono cellulare finito nella loro disponibilità nonostante i divieti, i detenuti del secondo reparto giudiziario hanno raccontato che il giorno precedente la direzione del carcere li ha fatti uscire dalle loro celle per un paio d'ore con la scusa «di eseguire una prova di evacuazione» e ieri hanno quindi scoperto la presenza di microspie e altri dispositivi elettronici nascosti all'interno.

La rivolta è partita intorno alle 19 di mercoledì e ci sarebbero stati anche scontri tra alcuni detenuti e i poliziotti penitenziari tanto che all'interno della casa circondariale sono giunte alcune ambulanze per prestare soccorso.

Nel corso della diretta sul social network i detenuti, a viso scoperto e senza evidenti segni di percosse, alternando aggiornamenti in lingua italiana e in lingua albanese, hanno denunciato di essere «stati picchiati con i manganelli» e di avere «il diritto di non essere spiati e di poter parlare liberamente mentre siamo in cella senza avere il timore di essere intercettati».

Nella notte la situazione è tronata sotto controllo anche se all'esterno del carcere si sono radunati alcune decine di persone fra parenti e amici di detenuti.