
Carla Del Ponte non dispone della minima prova per sostenere le accuse di traffico d'organi prelevati su prigionieri serbi nelle mani della guerriglia kosovara dell'Uck, afferma oggi la sua ex portavoce, Florence Hartmann, in un suo contributo pubblicato dal quotidino ginevrino "Le Temps". Il fatto che l'ex procuratrice presso il Tribunale penale internazionale (Tpi) sui crimini di guerra nell'ex-Jugoslavia ne parli nel libro di recente pubblicazione, è "irresponsabile" e "indegno", denuncia la Hartmann. Nel libro "La caccia: io e i criminali di guerra", pubblicato all'inizio del mese in italiano, la ticinese rivela di aver indagato nel 2003 su asserzioni di un presunto traffico d'organi prelevati su serbi dall'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) che li aveva fatti prigionieri nella provincia. Nel libro la ex procuratrice ammette che, per mancanza di prove, l'inchiesta non ha dato risultati, ricorda la Hartmann. Tuttavia l'attuale ambasciatrice di Svizzera in Argentina presenta "come fossero fatti verificati ciò che in realtà è stato impossibile provare", aggiunge la ex portavoce. "Se è vero che un procuratore ha il dovere di non eliminare pista alcuna, è giudizioso rivelare quelle che sono state abbandonate a causa dell'assenza di qualsiasi forma di prova?", si interroga la Hartmann. "Decidendo (...) di confondere i registri e di affiancare nel testo crimini giudicati, e dunque irrefutabilmente stabiliti, e tali tesi non verificate provenienti da testimoni di cui ignora tutto, persino l'identità, Carla Del Ponte favorisce la confusione tra dicerie e fatti, rischiando in questo modo di prestare il fianco a revisionisti d'ogni sorta", si rammarica la Hartmann. Le voci di traffico d'organi accompagnano spesso i conflitti, ma sono raramente verificate, ricorda l'ex portavoce, sottolineando che "la gestione di una catena frigorifera e il mantenimento di condizioni asettiche rendono estremamente difficile l'attuazione reale di pratiche di questo tipo". Malgrado ciò, la pubblicazione del libro dell'ex procuratrice ha generato "un'escalation mediatica, inocoraggiata dai dettagli forniti dalla (ex) magistrata", deplora la Hartmann. Il lavoro della ticinese al Tpi sui crimini di guerra nell'ex-Jugoslavia "consisteva proprio nella ricerca della verità malgrado gli ostacoli, in modo da combattere diniego e manipolazione. Oggi la Del Ponte ci immerge nelle ore più buie della propaganda", aggiunge la Hartmann. ATS
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