
Non solo lotta al terrorismo. La Nsa sarebbe più che mai impegnata in un'attività di spionaggio economico, tendendo il suo orecchio in tutte le stanze dove si svolgono i più importanti negoziati commerciali e nelle sedi in cui si cerca di risolvere le dispute, grandi e piccole, che contrappongono gli Stati Uniti ad altri Paesi. A rivelarlo sono le ultime carte della "talpa" Edward Snowden, che lasciano pochi dubbi su quanto sia estesa l'attività di raccolta di dati e informazioni degli 007 Usa, ben oltre la necessità sempre sottolineata dalla stessa amministrazione Obama di sventare possibili attacchi contro gli Usa e i suoi interessi e combattere gli hacker che colpiscono la sicurezza nazionale utilizzando il cyberspazio. Gli ultimi documenti svelati dall'ex contrattista della Nsa - racconta il New York Times - mostrano in maniera incontrovertibile come l'attività di intelligence si estenda anche agli studi legali americani che rappresentano gli interessi di governi stranieri nell'ambito di controversie commerciali con gli Usa. Un'attività portata avanti grazie alla collaborazione e alla cooperazione con i servizi segreti dei Paesi alleati, dall'Europa all'Oceania, visto che per legge la Nsa non potrebbe spiare cittadini o imprese americane. Da un documento fornito da Snowden, ad esempio, emergerebbe chiaramente - scrive il Nyt - come la principale agenzia di intelligence australiana (Australian Signals Directorate) abbia spiato per conto della Nsa tutte le comunicazioni tra il governo dell'Indonesia e uno studio di avvocati Usa, probabilmente di Chicago. Giacarta si è rivolta a quest'ultimo nel 2013, per avere assistenza legale nell'ambito di una controversia con gli Stati Uniti relativa al commercio delle sigarette e dei gamberi. Una disputa di valore modesto per gli Usa, visto che in ballo ci sono appena 50 milioni di dollari l'anno circa. Ma che proprio per questo dà l'idea di come sia estesa l'azione messa in campo dalla Nsa. Del resto da tempo l'American ar Association, l'associazione di categoria degli avvocati e dei consulenti legali, ha denunciato le crescenti preoccupazioni per quello che era più di un sospetto. E nel 2012 ha varato un nuovo codice etico che impone a tutti gli studi legali di non condividere con nessuno i dati privati dei propri clienti in mancanza di autorizzazioni specifiche. E non serve a tranquillizzare l'ambiente il fatto che i servizi si difendano sostenendo di non condividere con nessuno le informazioni di tipo economico e commerciale eventualmente carpite nell'ambito di alcune indagini e raccolte dai servizi alleati, quelli della cosiddetta 'Five Eyes Alliance', l'alleanza dei cinque occhi, formata da Stati Uniti, Australia, Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda.
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