
La Danimarca, come la Francia qualche settimana fa, è sotto shock.
Questa sera 30mila persone hanno reso omaggio alle vittime degli attentati del week end, che hanno colpito la comunità ebraica. "Un attacco contro gli ebrei di Danimarca è un attacco contro la Danimarca", ha detto il capo del governo Helle Thorning-Schmidt. Altre due persone, probabilmente di origine straniera, sono state arrestate oggi, accusate di aver aiutato l'attentatore a nascondersi e liberarsi dell'arma usata.
Nel frattempo, gli ebrei si sentono sotto minaccia, e il premier israeliano Netanyahu li invita a lasciare l'Europa e ritornare in patria, "dove sono attesi a braccia aperte". "Le sue parole lasciano intendere che gli ebrei non hanno più il loro posto in Francia e in Europa in generale", gli ha risposto François Hollande, decisamente contrario all'idea, così come i leader danesi. "Per combattere questo Islamofascismo, poiché questo è il modo corretto di chiamarlo, l'unità dovrebbe essere la nostra forza. Non dobbiamo cedere alla paura, né alla divisione.", ha aggiunto il ministro degli esteri Manuel Valls. Angela Merkel si è detta "grata e felice che gli ebrei vivano in Germania 70 anni dopo l'Olocausto", e dall'Austria fanno sapere che "l'Europa senza di loro non sarebbe l'Europa". Dalla Spagna invece si sottolineano le smilitudini fra gli attentati di Parigi e quelli di Copenaghen.
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