
Il primo ministro danese, il liberale Anders Fogh Rasmussen, si è assicurato con le elezioni politiche di ieri il terzo mandato consecutivo a capo del governo di centro destra con una maggioranza di un solo seggio. L'incontro di stamani con la regina non ha avuto altro scopo che quello di riferire che il suo gabinetto rimane in carica. I risultati definitivi però assegnano un arretramento al suo partito liberale che, con il 26,3% dei voti perde il 2,7% rispetto alle elezioni del 2005 e 6 seggi nel Folketing, il parlamento danese. Il governo guidato da Rasmussen, formato dai liberali e dai conservatori con il sostengo esterno del partito di destra, xenofobo, del Popolo Danese, dispone di una maggioranza esigua, di un solo seggio, che viene garantita grazie ad un deputato eletto nella provincia autonoma delle isole Faroer. Il partito della Nuova Alleanza, guidato da Naser Khader, un politico musulmano di origine siriana, ha ottenuto solo il 2,8% e 5 seggi nel parlamento, molto al di sotto delle previsioni che gli assegnavano il ruolo di ago della bilancia nel centro destra, con l'obiettivo di limitare l'influenza xenofoba del Partito del Popolo Danese e della sua leader Pia Kjersgaard. Ora Rasmussen dispone della maggioranza senza il sostegno di Naser Khader. Ma l'arretramento subito dal suo partito lo induce a tenere aperta la porta del dialogo. Questa notte, commentando i risultati elettorali, Rasmussen ha detto di volere convocare tutti i partiti che lo hanno indicato come primo ministro per negoziare un nuovo programma di governo. Anche i conservatori, che con il 10,4% mantengono i 18 seggi precedenti, preferirebbero una politica meno legata alla destra di Pia Kjersgaard e Rasmussen cercherà ora di tener fede al proposito espresso in campagna elettorale di cercare più ampie alleanze. Un compito che non gli sarà facile. ATS
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