
Con Barack Obama impegnato nel Vertice delle Americhe in Colombia, dove la grande maggioranza dei Paesi gli ha chiesto che Cuba venga trattata alla stregua di tutti loro, il governo de l'Avana ha pensato bene di ritirare in ballo l'attesissima riforma migratoria. "Sarà radicale e profonda e la metteremo in atto nei prossimi mesi", ha assicurato in un'intervista il presidente del Parlamento, Ricardo Alarcon. Che, per altro, come aveva fatto Raul Castro l'anno scorso quando ha parlato per la prima volta di tale possibilità, ha ribadito che i colpelvoli delle attuali restrizioni "sono gli Usa che, fin dal 1959, utilizzano la questione migratoria per destabilizzarci". Per i cubani lasciare l'isola è una sorta di via crucis. Devono avere pazienza, soldi e, al massimo, ottengono un permesso di espatrio temporaneo, al termine del quale devono rientrare per non perdere i loro beni. All'annuncio di Alarcon, ha fatto eco la solita blogger dissidente Yoani Sanchez. Ecco il suo tweet: 'Si parla da tempo di una riforma migratoria. Mi chiedo se sarà per tutti o ci saranno filtri ideologici". In realtà, tutto fa supporre ad un ballon d'essai cubano pensando alle prossime elezioni Usa. In effetti, se Obama venisse riconfermato, non è da scartare che, alla luce dell'inedito unanime consenso che riscuote il tema Cuba in America Latina, magari flessibilizza i rapporti di Washington con L'Avana, in cui la questione migratoria è appunto un fattore di peso. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

