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Estero
Critiche sui social, Riad condanna a morte un docente
Keystone-ats
4 anni fa
L'Arabia Saudita rafforza il giro di vite contro i critici del regno, fino a colpire duramente anche il dissenso ventilato sui social

Un docente di diritto e sostenitore delle riforme nel Paese è stato condannato a morte per presunti reati, tra cui l'uso di WhatsApp e Twitter per condividere notizie considerate "ostili" dal regime.

Informazioni condivise dal figlio

È quanto emerge da documenti del tribunale visionati dal Guardian. I dettagli delle accuse rivolte al 65enne Awad Al-Qarni sono stati condivisi con il quotidiano britannico dal figlio Nasser, che l'anno scorso è fuggito dal Paese e attualmente vive nel Regno Unito, dove ha chiesto asilo. L'arresto del professore, nel settembre 2017, ha segnato l'inizio della repressione contro il dissenso da parte dell'allora appena nominato principe ereditario Mohammed bin Salman. Al-Qarni è stato definito un predicatore pericoloso dai media controllati dai sauditi, ma i dissidenti hanno affermato che il professore è un importante intellettuale, con un vasto seguito sui social media, tra cui 2 milioni di follower su Twitter.

Un nuovo giro di vite

Sia i difensori dei diritti umani, sia i dissidenti sauditi in esilio ritengono che le autorità del regno siano impegnate in un nuovo giro di vite contro le persone considerate critiche nei confronti del governo. L'anno scorso, Salma al-Shehab, studentessa di dottorato a Leeds e madre di due figli, è stata condannata a 34 anni di reclusione perché aveva un account Twitter e seguiva e ritwittava i messaggi di dissidenti e attivisti. Un'altra donna, Noura al-Qahtani, è stata condannata a 45 anni di carcere per aver usato Twitter. Nel 2018 il giornalista dissidente Kamal Khashoggi fu ucciso e fatto a pezzi nel consolato saudita di Istanbul.

Social criminalizzati in Arabia Saudita

I documenti dell'accusa condivisi da Nasser Al-Qarni dimostrano che l'uso dei social media e di altre forme di comunicazione è stato criminalizzato in Arabia Saudita fin dall'inizio del regno del principe Mohammed bin Salman. Il Guardian ricorda tuttavia che il governo saudita e gli investitori controllati dallo Stato hanno recentemente aumentato la loro partecipazione finanziaria nelle piattaforme dei social media statunitensi, tra cui Twitter e Facebook. Inoltre, il principe Alwaleed bin Talal, un investitore saudita, è il secondo più grande azionista di Twitter dopo l'acquisizione della piattaforma da parte di Elon Musk. Lo stesso Alwaleed è stato detenuto per 83 giorni durante una cosiddetta purga anticorruzione nel 2017 ed ha ammesso di essere stato rilasciato dopo aver raggiunto una "intesa" con il regno, senza rivelare i dettagli dell'accordo. Da parte sua, il fondo sovrano dell'Arabia Saudita, il Public Investment Fund, ha aumentato la sua partecipazione in Meta, la società che possiede tra l'altro Facebook e WhatsApp.