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Crisi: Usa, Obama da repubblicani, prove bipartisan
Redazione
18 anni fa

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha avuto oggi due incontri a Capitol Hill con i parlamentari del partito repubblicano, per tentare di ottenere l'appoggio dell'opposizione al super piano da 825 miliardi di dollari per rilanciare l'economia in profonda crisi. Come lo stesso Obama ha riconosciuto dopo avere incontrato i deputati repubblicani, l'accordo è lungi dall'essere raggiunto, con l'oppsizione che preme per maggiori sgravi fiscali destinati alle imprese. Rimangono "alcune differenze di carattere filosofico", ha detto parlando brevemente alla stampa Obama, secondo cui "gli americani si aspettano una azione immediata. Il messaggio principale è che le statistiche sottolineano ogni giorno l'urgenza della situazione". Solo ieri sono stati annunciati circa 70'000 posti di lavoro in meno, con licenziamenti alla Caterpillar, alla Home Depot e ad altri colossi dell'economia a stelle e strisce. Che le differenze tra repubblicani e democratici siano lungi dall'essere colmate, lo hanno volentieri riconosciuto i leader repubblicani alla Camera, John Boehner ed Eric Cantor. Il più chiaro è stato però il deputato dell'Indiana Mike Pence, che ha definito l'incontro con Obama, di cui tutti hanno salutato il carattere bipartisan "cordiale, a volte conflittuale, ma sostanziale". I repubblicani sostengono che gli sgravi fiscali previsti, circa 275 miliardi, sono insufficienti, mentre gli incentivi, stimati in circa 550 miliardi, sarebbero troppi, ed alcuni di loro a loro avviso inutili se non dannosi. Il partito all'opposizione è già riuscito ad ottenere la cancellazione, dalla bozza di legge, degli investimenti previsti per il National Mall di Washington e di alcuni aiuti per la pianificazione familiare, visto che non sono misure dirette per il rilancio dell'economia. Ma ai parlamentari del "Grand Old Party" (Gop) le concessioni fatte non bastano, convinti che gran parte degli incentivi non rilanceranno l'economia, e accusano il democratici di difendere posizioni ideologiche. Da qui le minacce di votare contro la bozza di legge, e l'appello ad Obama e alla sua volontà di ottenere un appoggio parlamentare che sia il più ampio possibile. Lo stesso Obama sa benissimo che sarà impossibile ottenere "un appoggio al 100% dei repubblicani". Il presidente ha ripetuto ancora oggi che il piano di rilancio all'esame del Congressò "è solo una gamba di uno sgabello che ne possiede diverse", e che il risanamento delle banche in difficoltà, essenziale per ricostruire l'economia, è soltanto un primo passo di un piano di più ampio respiro. L'ultimo documento del Congressional Budget Office (Cbo), una sorta di ufficio di programmazione delle spese del Congresso, sostiene che il piano di rilancio avrà un impatto sicuro sull'economia americana. Saranno immediati i benefici dei contributi diretti (come i sussidi di disoccupazione) e degli sgravi fiscali, mentre i programmi più impegnativi, come quelli legati alle infrastrutture, richiederanno più tempo. Obama vuole fare in fretta: un primo voto della Camera è in calendario domani, ed il presidente spera di firmare la legge entro il 16 febbraio. Ma non è affatto detto che ce la farà. ATS

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