
Sono circa 400 le denunce giunte alla Procura di Biella in relazione all'impianto crematorio, finito sotto inchiesta lo scorso novembre per gravi irregolarità nella gestione delle cremazioni.
Gli inquirenti, ricordiamo, hanno scoperto che, per far fronte al moltiplicarsi delle rischie di cremazione, i titolari della struttura avevano organizzato "una lugubre catena di montaggio della morte ai fini di lucro", con salme cremate insieme e ceneri mescolate. Un'inchiesta che ha portato all'arresto dei due responsabili della struttura, fortemente frequentata da molti comaschi, visto che l'impianto lariano è chiuso dal giugno del 2016 (e per questo motivo molti si rivolgono anche a Chiasso). Qualcosa in questo senso potrebbe però muoversi visto che venerdì scorso il settore Ecologia e Ambiente della Provincia di Como ha rilasciato l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per l’impianto di cremazione di via Regina Teodolinda per una durata di 15 anni.
I ricorsi, riferisce la Provincia di Como, sono stati raccolti da Codacons, l'associazione per la tutela dei diritti di utenti e consumatori, la quale intende portare davanti alla giustizia i casi. Ma non sarà così facile visto che per ciascuna delle salme trasferite in Piemonte bisognerà dimostrare l'effettiva sussistenza del danno e per farlo bisognerà rivolgersi a un laboratorio specializzato nell'esame del Dna.
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