
Due ex dirigenti di Credit Suisse si sono dichiarati colpevoli ieri a New York di frode contabile: i banchieri avevano manipolato i conti in modo da nascondere i problemi che stavano attanagliando il mercato americano dei prestiti subprime, fra il 2007 e il 2008, creando l'illusione che gli investimenti fossero ancora redditizi, ha indicato il Dipartimento di giustizia americano. Rischiano cinque anni di carcere e una multa di 250'000 dollari. Complessivamente la SEC, l'autorità di sorveglianza dei mercati, punta il dito contro quattro dipendenti della banca svizzera: tutti e quattro sono accusati di frode civile, tre inoltre devono rispondere penalmente degli addebiti. Di questi due - un inglese di 42 anni che si è consegnato alle autorità americane e il suo ex subordinato diretto, un americano di 36 anni, hanno ammesso i fatti. Il terzo indagato penalmente, di 38 anni, ha la doppia cittadinanza americana e inglese e vive in Gran Bretagna: un procuratore federale di Manhattan lo ha invitato ad andare negli Usa per rispondere alle accuse. Il terzetto era stata licenziato da Credit Suisse nel 2008 dopo la scoperta delle malversazioni - gonfiavano il valore delle obbligazioni legate ai crediti ipotecari, nonostante questi diventassero sempre meno sicuri - poco dopo aver ricevuto il bonus per l'esercizio 2007. La notizia del loro allontanamento era stata data il 20 marzo 2008, quando la banca aveva lanciato un avvertimento sugli utili, affermando che avrebbe chiuso il trimestre in rosso. In borsa il titolo aveva perso oltre il 6%. ATS
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