
Costa Crociere negli ultimi sei anni non ha pagato nè l'Iva nè la tassa sulle imprese in Francia, grazie a un meccanismo fiscale vantaggioso. Lo scrive il sito del settimanale transalpino L'Express, secondo cui la situazione avrebbe "irritato" le autorità francesi, che starebbero svolgendo indagini. Tutto è cominciato, riporta il magazine, nel 2006, quando la filiale francese dell'azienda italiana è stata trasformata in succursale. Un cambiamento che "non ha niente di banale", scrive L'Express, perchè "permette di far rimontare verso la casa madre, basata a Genova, tutto il fatturato realizzato in Francia", e gli oneri associati. La mossa, replica nell' articolo un portavoce di Costa, sarebbe del tutto legale: "È evidente che non truffiamo il fisco - dice - beneficiamo di un dispositivo vantaggioso consentito dalla legge". A rendere il meccanismo "vantaggioso" per l'azienda, spiega ancora il magazine francese, sarebbe in particolare il tipo di imposizione applicato in Italia, "una tassazione forfettaria molto lieve in funzione del peso e dell'anzianità delle navi". Chi ci rimette invece è lo Stato transalpino, i cui mancati introiti sarebbero di "diversi milioni di euro sugli ultimi sei anni". Per questo, il fisco francese avrebbe avviato un'indagine, sfociata nel luglio scorso in una perquisizione nella sede di Costa a Rueil-Malmaison, nella banlieue di Parigi. I francesi sono infatti secondi solo agli italiani tra i passeggeri delle navi Costa, con oltre 200 mila presenze all'anno, per un apporto al fatturato di circa 300 milioni di euro. ATS
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