
Durante tutto il pomeriggio di sabato si sono svolte in Italia manifestazioni contro il certificato verde. L’afflusso più grande è stato registrato al corteo che si è tenuto a Milano, sfilato tra le vie del centro per la quattordicesima settimana consecutiva. Secondo la questura del capoluogo meneghino i partecipanti erano 6'000; secondo alcune testate, come il Corriere della Sera, la partecipazione ha toccato le 10'000 unità. La manifestazione è stata teatro di alcuni momenti di tensione. Come a Roma, si è dovuta registrare la presenza di inflitrazioni di schieramenti politici estremisti tra i manifestanti.
I disordini
L’apice della tensione è stato raggiunto all’imbocco di Corso Porta Vittoria. Qui, i manifestanti hanno trovato agenti in tenuta antisommossa a protezione dei punti sensibili, come la non lontana sede milanese della CGIL. Nel corso di una precedente manifestazione No Green Pass a Roma, la sede storica dello stesso sindacato era stata presa d’assalto da esponenti di Forza nuova confusi tra i dimostranti. A Milano alcuni dei manifestanti hanno provato a forzare il blocco, ma il corteo è proseguito prima che gli animi potessero surriscaldarsi ulteriormente.
Numerosi i cori contro i media, come “giornalista terrorista”. Ad una troupe del Tg5 sarebbe stata indirizzata una serie di insulti, e sarebbe stato impedito di svolgere il proprio lavoro.
Un egiziano di 22 anni è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale; 74 persone sono state invece denunciate per manifestazione non preavvisata, interruzione di pubblico ufficio e violenza privata. Altre 40 persone sono state identificate per «comportamenti insidiosi e violenti».
Frange estremiste tra i manifestanti
Tra i manifestanti erano presenti una dozzina di esponenti della Comunità militante dei dodici raggi di Varese, gruppo di estrema destra già sotto inchiesta da parte della procura per tentata ricostruzione del partito fascista. 9 di loro si sono resi protagonisti dell’intonazione di cori fascisti, e sono quindi stati denunciati dalle forze dell’ordine. Nei loro confronti sono stati anche emessi fogli di via dal comune di Milano. Tra loro era presente anche il leader del movimento Alessandro Limido.
Al corteo era inoltre presente l’ex-brigatista Paolo Maurizio Ferrari, rilasciato nel 2004 dopo 30 anni di detenzione.
Il presidente dell’Anpi milanese, Roberto Cenati, ha dichiarato a Repubblica che è un “oltraggio che Piazza Fontana (luogo teatro dell’attentato simbolo del 1969) diventi luogo di appuntamento per chi sfila per la città con l’intenzione di prendere di mira obiettivi importanti per tutti noi”, e che “altrettanto inaccettabili sono gli accostamenti delle misure anti Covid alla Shoah e al regime nazista, così come vergognoso è stato lo striscione retto dall’ex brigatista rosso sul quale compariva la scritta ‘Ora e sempre Resistenza’. La Resistenza italiana non ha nulla a che fare con le proteste di chi si oppone ai vaccini e al Green Pass”.
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