
Il presidente Lee Muyng-bak supera il primo esame, ottiene un'ampia maggioranza parlamentare e bissa l'ampio successo di dicembre che lo ha proiettato al vertice istituzionale e politico della Corea del Sud. Gli exit poll dei principali media (dalla tv pubblica Kbs alla Mbc) danno per certa l'avanzata dei conservatori del Grand National Party (Gnp) di Lee con seggi che variano tra i 155-178 seggi sui 299 che compongono l'assemblea nazionale, contro i 75-93 parlamentari della principale forza rivale rappresentata dai liberali del United Democratic Party (Udp). Il neo capo dello Stato, che ha assunto le sue funzioni lo scorso febbraio, ha puntato tutta la sua campagna elettorale sull'economia e sulla necessità di rafforzare l'alleanza con gli Stati Uniti. Lee, malgrado lo spoglio delle schede dei 13mila seggi richieda ancora diverse ore, non nasconde la sua soddisfazione per l'esito della competizione elettorale che resterà comunque ricordata come quella in cui, per la prima volta in circa 20 anni, la percentuale di astenuti si avvia a essere maggioritaria. A tre ore dalla chiusura dei seggi, i votanti erano soltanto il 37% dei 37,8 milioni di coreani aventi diritto, a conferma della disaffezione mostrata dall'elettorato per come è avvenuto lo scontro tra i partiti. "Penso che queste elezioni riflettano, come quelle di dicembre, le intenzioni degli elettori di dare grande forza al Paese", commenta Lee, che dice di essere nelle condizioni di poter portare avanti il suo pacchetto di riforme e far ripartire l'economia abbattendo ad esempio la burocrazia. Negli obiettivi, c'é il rilancio della crescita della Corea del Sud al 6% già nel 2008, contro il 5% dello scorso anno, quando proprio oggi l'Fmi, il Fondo monetario internazionale, ha rivisto al ribasso le sue stime sul Paese, al 4,2% (4,6% sono quelle della Banca Mondiale), pari agli stessi livelli del 2005. Intanto, i rapporti di forza nel parlamento unicamerale si invertono, visto che il Gnp aveva nella camera uscente solo 112 seggi a fronte dei 136 dell'Udp che incassa quindi un corposo ridimensionamento. Quanto alle altre forze in lizza, al Liberty Forward Party (Lfp) di Lee Hoi-chang, ex candidato presidenziale del Gnp, sono attribuiti 10-18 seggi, un livello comunque sotto i 20 necessari per dare vita a un gruppo autonomo. Gli exit poll danno 2-6 parlamentari al Democratic Labor Party (Dlp) e un massimo di 26 seggi ai candidati indipendenti. ATS
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