
Sono 46 i marinai dispersi per l'affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan, dovuto a un'esplosione avvenuta ieri. Lo ha riferito un portavoce della marina militare di Seul. L'equipaggio era composto da 104 uomini. Intanto si afferma l'idea che "la Corea del Nord non è coinvolta nell'affondamento". "Ogni ipotesi deve essere considerata, mentre l'inchiesta deve procedere veloce ed essere approfondita", ha detto il presidente sudcoreano Lee Myung-bak in mattinata, durante i lavori del comitato di Sicurezza, ribadendo la cautela sul coinvolgimento della Corea del Nord, rilanciata con forza dai media di Seul poco dopo l'affondamento e poi ridimensionata da fonti ufficiali della Presidenza. Col passare del tempo, le speranze di trovare in vita i dispersi si assottigliano e il disastro si profila come uno dei più gravi della storia postbellica di Seul. Dalle ricostruzioni finora fatte, un'esplosione all'altezza dell'elica avrebbe creato un grande squarcio nello scafo, facendo colare a picco la nave con - e questa è la tragica ipotesi - molti uomini rimasti intrappolati al suo interno. Da verificare la natura dell'esplosione: se interna, dovuta ad esempio al carburante, o esterna, come siluro o missili, o addirittura legata ad altri fattori. Dall'analisi delle immagini radar al momento dell'incidente, nessuna attività militare norcoreana, navi incluse, è stata registrata. Un'ipotesi confermata anche dal Dipartimento di Stato americano. I soccorritori della Corea del Sud continuano le ricerche, mentre solo una parte dello scafo emerge dalle acque profonde dai 10 ai 20 metri. Per il recupero della Cheonan potrebbero essere necessari dai 15 ai 20 giorni. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

