
In cinque giorni, Jang Song-thaek, zio e tutore del leader nordcoreano Kim Jong-un, ma soprattutto numero due del regime, è stato prima rimosso dalle cariche e poi giustiziato con una ferocia sconosciuta negli ultimi anni. Un'accelerazione degli eventi e di una durissima "purga" che mette in allarme il mondo sui timori che l'instabilità in Corea del Nord possa portare nuove provocazioni: il ministro dell'Unificazione sudcoreano, Ryoo Kihl-jae, è stato chiaro sul rischio di atti militari inclusivi di test nucleare, il quarto, a dispetto del divieto delle risoluzioni Onu. "È probabile che accada - ha ammesso Ryoo in un'audizione parlamentare -. Teniamo sotto controllo questa possibilità". La "forte preoccupazione" di Seul, ha detto il ministro della Difesa, Kim Kawn-jin, poggia sullo scontro tra le fazioni militari che per "dimostrare piena lealtà" al leader potrebbe dar vita a una serie di incidenti. Gli Stati Uniti hanno avviato le opportune verifiche, mentre il Giappone ha "alzato l'attenzione" su quanto sta accadendo. La Cina, ultimo grande alleato di Pyongyang, ha espresso, attraverso un portavoce del ministero degli Esteri, "fiducia" sulla stabilità del vicino e derubricato a mero "fatto interno" l'esecuzione di Jang, come già detto pochi giorni fa in merito all'estromissione da tutte le cariche.
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