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Estero
Corea del Nord: Obama, una minaccia per il mondo
Redazione
17 anni fa

Barack Obama alza i toni con Pyongyang: se la Corea del Nord dovesse proseguire con il suo programma di sviluppo nucleare, gli Stati Uniti sono pronti a intervenire per garantire la sicurezza della Corea del Sud come di tutta la penisola sudest-asiatica. Perché la Corea del Nord, dati i suoi precedenti in fatto di proliferazione, rappresenta "una minaccia" sia per la regione, sia per il mondo. Il presidente degli Stati Uniti ha lanciato oggi questo messaggio a Pyongyang dopo essersi incontrato a Washington con il suo omologo sudcoreano, Lee Myung-bak. È uno dei messaggi più duri da quando la nuova amministrazione si è insediata alla Casa Bianca: o Pyongyang cambia toni e programmi, oppure gli Stati Uniti "garantiranno la sicurezza" tanto della Corea del Sud quanto dei paesi dell'area. Nel frattempo Pyongyang sappia che gli Stati Uniti invitano la comunità internazionale a prendere in considerazione l'ipotesi "di inasprire le sanzioni". "Il messaggio che mandiamo oggi è chiaro - ha sottolineato il presidente americano -. Finora c'è stato uno schema secondo cui la Corea del Nord, atteggiandosi a paese belligerante, se si comporta bene e sa attendere viene poi ricompensata con rifornimenti alimentari, petroliferi, prestiti e tutta una serie di altri benefici. Bene, il messaggio che mandiamo oggi è che (...) andiamo a rompere questo schema". Il programma nucleare nordcoreano, cioè, non può più essere utilizzato da Pyongyang come arma di ricatto nei confronti della comunità internazionale per cercare di raggiungere altri obiettivi, in primo luogo di carattere economico. Gli Stati Uniti sono a fianco della Corea del Sud e "appoggiano pienamente" le sue preoccupazioni per quanto riguarda la Corea del Nord. "Oggi - ha detto - abbiamo riaffermato il carattere duraturo della nostra alleanza e l'impegno dell'America ad assicurare la difesa" della Corea. Il significato politico dell'alleanza è stato sottolineato in modo esplicito dal presidente sudcoreano: "i legami tra Stati Uniti e Corea del Sud - ha detto Lee Myung-bak - sono tali per cui la Corea del Nord ci penserà due volte prima di prendere iniziative di cui poi potrebbe pentirsi". È una sorta di ultimatum: o Pyongyang la smette con i suoi esperimenti nucleari e riapre i colloqui nell'ambito del sestetto (Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone, Corea del Nord e Corea del Sud), oppure il suo isolamento internazionale è destinato ad aggravarsi fino a conseguenze che vanno al di là di un semplice "inasprimento delle sanzioni". Da Washington il messaggio è chiaro: basta con gli esperimenti nucleari, come l'ultimo del 25 maggio. D'ora in poi saranno considerati tentativi "inaccettabili". Se dovessero ripetersi in futuro potrebbero anche venire considerati atti di guerra. ATS

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