
La Corea del Nord ha negato di avere lanciato l'attacco informatico di fine novembre contro la Sony Pictures in risposta al film di imminente lancio su Kim Jong-un, ma ha lodato l'azione definendola un "atto giusto". Il 24 novembre la Sony Pictures è finita nel mirino di un violentissimo cyber-attacco che, oltre a paralizzare i suoi sistemi informatici, avrebbe diffuso sul web film di imminente rilascio tra cui "Annie" e "Still Alice". L'azione contro la divisione cinematografica del colosso giapponese ha alimentato retroscena suggestivi, come quello di una regia nordcoreana come misura di ritorsione al film su Kim Jong-un. Secondo quanto riporta la Bbc, il governo di Pyongyang ha detto che "sostenitori e simpatizzanti" del Paese potrebbero aver effettuato l'hackeraggio ma ha sottolineato di non essere coinvolto nell'azione. Tuttavia ha definito il film - che si intitola "L'intervista" - un "atto di terrorismo". La storia è quella di un giornalista di talk show e del suo direttore, interpretati rispettivamente da James Franco e Seth Rogen, che riescono a ottenere un'intervista esclusiva con Kim. La vicenda si complica con l'ingresso in scena della Cia, l'intelligence americana, che recluta i due come killer per assassinare il giovane leader.
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