
Una corsa disperata. E il traguardo sembra non vedersi all'orizzonte. La Conferenza di Copenaghen sul clima slitta oltre l'orario ufficiale di chiusura. Si teme un'altra notte di fuoco. Ma si vuole l'accordo a tutti i costi. Sul tavolo delle trattative c'é un documento che per alcuni è una enunciazione di principi che nascondo in realtà disaccordo, mentre per altri é un successo anche se non perfetto. Accordo comunque minimo. Si gioca al ribasso ma le forze sono tutte proiettate verso un obiettivo: far ricordare questo vertice come 'storico'. L'asse Usa-Cina mette il sigillo sul vertice Onu sul clima, il 15/o, che vede schierati al capezzale del grande malato 193 paesi. Arriva il presidente americano, Barack Obama: "Siamo qui non per parlare ma per agire" e chiama il mondo a un accordo anche "se imperfetto". Intanto l'Unione Europea si mette china sui banchi, studia e organizza un vertice informale e ristretto tra i leader, una trentina, il cosiddetto extra-vertice, al quale partecipa anche Obama, e scrive. Prima 13 poi 12 punti di un documento che solo nella seconda tranche dell'extra-vertice diventa l''Accordo di Copenaghen' e per la prima volta appare su un documento ufficiale la parola magica: 'accordo'. Si prevedono tagli per tutti del 50% al 2050 e dell'80% sempre al 2050 per i paesi più ricchi. Ma la Cina è di traverso e dice no ai tagli globali del 50%. ATS
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