
Non si placa lo scontro sul decreto di Trump che sancisce il bando all'immigrazione negli USA per sette paesi a maggioranza musulmana.
Il giudice federale di Seattle James Robart ha infatti bloccato e sospeso temporaneamente su base nazionale le restrizioni introdotte dal presidente degli USA. Decisione che apre un caso destinato ad arrivare fino alla Corte Suprema, ma non prima di una guerra legale già dichiarata dalla Casa Bianca che, determinata a difendere l'ordine esecutivo di Trump, ha annunciato un ricorso di emergenza.
La svolta è giunta a sorpresa nella serata di venerdì, quando Trump era già atterrato in Florida, accolto da Melania, pronto a passare il primo weekend da presidente nel suo lussuoso resort di Mar-a-Lago. La sfida legale era però già partita nei giorni scorsi, dagli stati di Washington e Minnesota che avevano chiesto per primi il blocco del provvedimento, cui però i legali del governo avevano posto giudizio negativo, che il giudice federale ha invece respinto affermando che la causa ha fondamento. Robart ha quindi emesso una ingiunzione restrittiva verso il provvedimento che ha effetto a livello nazionale.
La disputa avrà dunque come scopo ultimo di stabilire la costituzionalità dell'ordine esecutivo. Dal punto di vista degli effetti immediati, il blocco del bando dovrebbe consentire adesso a coloro che detengono un visto di entrare negli Stati Uniti, ma non è tuttavia ancora chiaro cosa stia accadendo ai posti di frontiera, quindi agli aeroporti. Diverse compagnie aeree, tra le quali anche Swiss, hanno però annunciato nella giornata di sabato che ricominceranno a trasportare verso gli Stati Uniti i cittadini dei sette paesi in possesso di documenti di viaggio validi.
La Casa Bianca non ha tardato a rispondere alla 'sfida' e, in una nota dal tono perentorio, ha fatto sapere che "al più presto possibile" il dipartimento di Giustizia intende presentare un ricorso di emergenza alla decisione del giudice federale nello Stato di Washington, dicendosi quindi determinata alla difesa dell'ordine esecutivo "che siamo convinti essere legale e appropriato".
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