
Le posizioni dell'ex premier Giuseppe Conte e dell'allora ministro della salute Roberto Speranza, indagati nell'inchiesta bergamasca sulla gestione della pandemia di Covid, saranno trasmesse al Tribunale dei ministri, che dovrà valutare gli atti a loro carico. Le loro posizioni non figurano, dunque, nell'avviso di conclusione indagini, non ancora notificato agli altri 17 indagati, tra cui ci sono pure alcuni ex dirigenti del Comitato tecnico scientifico e Francesco Maraglino, ex direttore Ufficio 5 - Prevenzione delle Malattie trasmissibili e Profilassi internazionale. "Questo ufficio di Procura in data 20 febbraio - scrive il procuratore di Bergamo Antonio Chiappani in un comunicato - ha concluso le indagini nei confronti di 17 persone che, a vario titolo, hanno gestito la risposta alla pandemia da Covid 19".
Indagini
Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza di Bergamo, "sono state articolate, complesse e consistite nell'analisi di una rilevante mole di documenti acquisiti e/o sequestrati, sia in forma cartacea che informatica, presso il Ministero della salute, l'Istituto Superiore di Sanità, il Dipartimento della Protezione civile, Regione Lombardia, Ats (Agenzie di Tutela della Salute, ndr), Asst (Aziende Socio Sanitarie Territoriali), l'ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano Lombardo, nonché di migliaia di mail e di chat telefoniche in uso ai soggetti interessati dall'attività investigativa, oltre che nell'audizione di centinaia di persone informate sui fatti, attività questa alla quale hanno partecipato anche in prima persona i pubblici ministeri delegati". Un'attività che, ribadisce il procuratore, "è stata oltremodo complessa sotto molteplici aspetti e ha comportato altresì valutazioni delicate in tema configurabilità dei reati ipotizzati, di competenza territoriale, sussistenza del nesso causalità ai fini dell'attribuzione delle singole responsabilità, e ha consentito innanzitutto di ricostruire i fatti così come si sono svolti a partire dal 5 gennaio 2020".

