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Estero
Congresso all'attacco su Bengasi, ma Hillary resiste
Redazione
11 anni fa

"Ho perso più sonno io di tutti voi. Ci ho pensato più di tutti voi. Più di tutti voi mi sono arrovellata su quanto accaduto e su cosa si sarebbe potuto fare. Adesso pensiamo a cosa si possa fare meglio e andiamo avanti". È questo il momento in cui Hillary Clinton si fa più 'umana', davanti alla speciale commissione parlamentare su Bengasi che la tiene sotto torchio per ore alla "ricerca della verità", dichiara il suo presidente repubblicano, sull'attacco nella città libica che portò alla morte di quattro cittadini statunitensi e che adesso pesa come un macigno sulla corsa per la Casa Bianca della candidata democratica. Per il resto, nell'audizione fiume a Capitol Hill, la ex segretaria di Stato resta misurata ma ferma, schivando gli attacchi di un'aula che si rivela anche litigiosa. Perché Hillary vuole andare avanti così, in vista di responsabilità future: "Non possiamo tornare ad una politica estera del passato". Si mostra quindi sicura e particolarmente attenta a non scivolare in sbavature, Hillary Clinton. Non come l'ultima volta che fu 'interrogata' su Bengasi, quando sbottò in un poco autorevole "A questo punto, che differenza fa!". Perché questa giornata potrebbe essere quella della svolta per la candidata alla nomination democratica. Il campo è adesso sgombro anche dall'ipotesi Joe Biden, che ha deciso di rinunciare alla sfida, e lei resta salda in testa ai sondaggi, ma non deve sbagliare. Non ora. Per questo scandisce senza esitazione le sue risposte quando uno per uno i nodi vengono al pettine. "Sono qui per onorare il servizio di quei quattro uomini morti nell'attacco a Bengasi" tra cui l'ambasciatore Chris Stevens, esordisce: "Sono stata io a chiedergli di andare in Libia come inviato, ed ero accanto al presidente Barack Obama quando veniva trasportato il feretro". "Mi sono prese le mie responsabilità - ripete - L'America è guida in un mondo pericoloso. Impariamo dagli errori e andiamo avanti".

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