
Novanta bambini sono stati rapiti dai ribelli ugandesi dell"Esercito di Resistenza del Signore (Lra) nel territorio di Dungu, nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo. Un altro attacco è stato sferrato nella stessa zona contro una missione comboniana dove si trovavano tre missionari, due italiani e un sudanese, ora tutti in salvo in Sudan. L'attacco in Congo della Lra, il gruppo armato ribelle che insanguina da quasi un ventennio il nord dell'Uganda, ha interessato mercoledì scorso il territorio di Dungu, dove si trova la cittadina di Duru, sede di una delle più antiche missioni comboniane. Una cinquantina di bambini sono stati prelevati - secondo quanto riferito dall'Unicef a Ginevra e poi confermato da fonti missionarie - da una scuola elementare di Kiliwa. Altri 40 sono stati portati via da una scuola secondaria a Duru. Nessuna notizia è giunta circa la sorte dei bambini. È un fatto comunque che rapimenti di questo genere, perpetrati dal famigerato Lra - uno dei più crudeli e incontrollabili gruppi armati che agiscono in Africa - siano una "tragica consuetudine" in queste zone del continente, come ricordano i missionari. Il loro destino è in genere quello di essere utilizzati come soldati, portatori o scudi umani, ma possono anche essere venduti come schiavi per ottenere denaro per l'acquisto di armi. Nello stesso giorno, i ribelli hanno attaccato la missione in cerca di cibo e refurtiva. Vi si trovavano in quel momento - secondo quanto riferito da un sacerdote della casa generalizia comboniana di Roma - un sacerdote sudanese ultraottantenne, e due italiani: padre Ferruccio Gobbi, di origini marchigiane, e padre Mario Benedetti di Segonzano (Trento). Padre Gobbi, con il confratello più anziano al seguito, è fuggito in motocicletta verso il Sudan, mentre padre Benedetti è rimasto per qualche giorno a dare conforto alla popolazione. Ripetuti attacchi, nei quali diverse persone sarebbero rimaste uccise, hanno tuttavia indotto anche l'ultimo sacerdote ad abbandonare la missione. I due italiani stanno ora cercando di tornare in Italia attraverso Kampala, in Uganda, ma non si sa quando potranno rientrare, avendo lasciato nella missione anche i propri documenti. L'Unicef, attraverso il suo rappresentante di zona, Julien Harneis, ha rivolto un appello ai ribelli per il loro rilascio "senza condizioni". ATS
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