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L'intervista
Con Artemis II «l'obiettivo è andare ai confini della scienza»
Red. Online
2 ore fa
Parliamo di Luna con Angelo Consoli, professore SUPSI e per dodici anni membro della Commissione federale per le questioni spaziali – «C'è una sorta di concorrenza orizzontale nello spazio e in gioco non ci sono più solo attori politici o degli Stati, ci sono anche attori privati»

È il primo volo umano verso la Luna dal 1972. E in ogni articolo «Artemis II» è associato al termine «storia». Non una missione di allunaggio. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch, Jeremy Hansen, nella capsula Orion, sono partiti il 2 aprile verso la Luna. L’obiettivo? Arrivare alla permanenza prolungata e continuativa del genere umano fra le lande seleniche. Perché Artemis non è Apollo: punta a costruire sulla Luna un’infrastruttura stabile, abitabile, scientificamente e (un giorno) economicamente produttiva. Lo ha confermato il 24 marzo l’amministratore della NASA, Jared Isaacman, promettendo una base permanente entro il 2036, con 30 miliardi di dollari di investimento e partner come Giappone, Canada e Italia. Nessun vessillo e nessuna impronta sulla superficie lunare, dunque, ma un cantiere.

Ieri, gli astronauti sono arrivati alla massima distanza dalla Terra mai raggiunta da un essere umano: 406.777 chilometri. Circa 6.600 chilometri in più rispetto al record precedente di Apollo 13. La missione Artemis II ha raggiunto il suo obiettivo più importante nella notte tra il 6 e il 7 aprile: il «flyby» lunare, ovvero il giro attorno al satellite. Ne abbiamo parlato con Angelo Consoli, professore SUPSI e per dodici anni membro della Commissione federale per le questioni spaziali (CFQS).

Perché un nuovo programma lunare e quali sono gli obiettivi scientifici?
«Dal punto di vista politico, l'America recupera sulla Russia e sulle altre potenze spaziali (la Cina, l'India) che hanno cominciato a paventare di "mettere l'uomo sul suolo nel nostro satellite". C'è quindi una sorta di concorrenza orizzontale. Dal punto di vista scientifico, si vuole andare sul nostro pianeta per studiare le risorse, per studiare la possibilità di piazzarci delle basi. Anche perché il nostro pianeta riserva delle verità sulla creazione del sistema solare che sulla Terra non abbiamo la possibilità di sperimentare. L'obiettivo è proprio andare ai confini della scienza».

Dall'Apollo 11 sono trascorsi oltre cinquant'anni. Perché si è atteso così tanto?
«Probabilmente non era negli obiettivi. Una volta che si è arrivati sulla Luna e si è stabilito il primato, la missione Apollo è stata un successo. Fine. Non c'è più stato uno stimolo per andare oltre, anche perché il costo non è irrisorio. Ma si guarda al budget con altri occhi quando dietro c'è la sfida di primato con qualcun altro. Dopo il discorso dell'altra sera all'equipaggio, non mi sarei stupito se Donald Trump avesse rivendicato la presidenza della Luna, visto i tempi che corrono».

E com'è andata, finora, Artemis II?
«Fin qui possiamo definirlo un grandissimo successo. Una delle fasi che io ritengo più critiche sarà il rientro. Se dovesse andar storto qualcosa lì, tutta la missione verrà spostata in avanti».

Si guarda alla Luna, ma si guarda anche già oltre, a Marte...
«È giusto che l'essere umano sia esploratore e che ci sia uno spostamento. E questo lascia naturalmente aperti tutti gli scenari, dalla fantascienza alla pura scienza. Il problema dello spazio, o se vogliamo un aspetto anche rilevante di questa fase, è che in gioco non ci sono più solo attori politici o degli Stati, ci sono anche attori privati. Per esempio anche nella missione Artemis, a farsi la concorrenza sono due miliardari che conosciamo bene: Jeff Bezos e Elon Musk».

Le immagini diffuse dalla NASA sono a dir poco spettacolari. Che cosa prova un appassionato come lei a vedere questi scatti?
«Lo dicevo l'altra sera a dei cari amici: uno dei rincrescimenti che ho – ma è ovviamente una battuta – verso Artemis II è che ci riempirà di fotografie. Mentre finora gli "scatti della Terra dallo spazio" famosi erano due. È chiaro che si prova una certa emozione, soprattutto perché qui parliamo anche di andare a esplorare il nostro pianeta nella parte opposta alla Terra (non "nella parte oscura", come viene erroneamente definita in questi giorni). Sono immagini veramente belle e fanno onore a tutto il lavoro che c'è dietro a questa missione».