
L'Unione europea vuole collaborare con la Svizzera nell'ambito del commercio di quote di emissione di gas a effetto serra. I ministri dell'ambiente europei hanno adottato oggi un mandato negoziale per un eventuale accordo bilaterale, che sarebbe il primo in questo ambito tra i 27 e uno Stato terzo. Trattative ufficiali dovrebbero essere avviate non appena la Svizzera avrà adottato la revisione della sua legge sul CO2, secondo Bruxelles. Il Consiglio degli Stati se ne occuperà nella sessione primaverile, dopo che il Nazionale lo ha fatto in giugno e dicembre. Il Consiglio federale aveva deciso a fine 2009 di aprire trattative per l'adesione della Svizzera al sistema europeo di scambio di quote di emissione. L'obiettivo era di stipulare un accordo bilaterale che parifichi i diritti di emissioni delle aziende elvetiche e di quelle della zona Ue prima del 2013. A causa del potenziale relativamente debole di riduzione delle emissioni in Svizzera e dell'aumento delle esigenze in questo campo, l'accesso al mercato europeo delle emissioni è considerato con interesse a Berna. Svizzera e Unione europea dispongono attualmente di due sistemi distinti e chiusi, anche se valgono dalle due parti norme simili: se un'impresa è considerata rispettosa del clima, può vendere diritti di emissione, se vuole al contrario aumentare le sue emissioni di gas a effetto serra deve acquistare tali diritti. Attualmente, le aziende elvetiche non possono trasferire i crediti di emissione dall'Ue né vendere i propri diritti all'interno della stessa. Già nel 2008 il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (DATEC) aveva avviato colloqui esplorativi in vista di un'adesione al sistema europeo. ATS
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