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Estero
Comandante della brigata Azov: “il referendum di Putin sarà fasullo”
Redazione
4 anni fa

“Non c’è alcun legame tra noi e il movimento nazista. Il nostro scopo è salvare l’Ucraina e la sua integrità. Putin usa la sua propaganda per chiamarci nazisti per trovare un pretesto per uccidere gli ucraini”. E’ quanto sottolinea in un’intervista all’agenzia italiana ANSA Maksim Zhorin, terzo comandante della brigata Azov, attualmente operativo nell’Oblast di Kiev.


Sulla situazione sul campo di battaglia
“Ad Irpin in questi due giorni gli attacchi sono diminuiti, abbiamo distrutto alcuni tank russi e li abbiamo buttati nel fiume. Ora sono lì, assieme ai pesci”, racconta Zhorin, tra i massimi esponenti del reggimento Azov e tra i combattenti che, nel 2014, cacciarono i russi da Mariupol.

Il battaglione Azov è una milizia nazionalista salita alla ribalta durante il conflitto del 2014 in Crimea. Come illustarto da testate quali Panorama e Agenzia Italia, si crede che il gruppo abbia simpatie per l’estrema destra, ciò che sarebbe confermato anche dalla simbologia che adotta. È proprio questo uno dei motivi che permette alla propaganda russa, che esagera dimensioni e radicamento del fenomeno nella società ucraina, di utilizzare il falso pretesto della “denazificazione” per giustificare l’invasione di fine febbraio.

... e sul referendum a Lugansk
L’ufficiale ha poi parlato della probabile consultazione popolare nell’autoproclamata repubblica di Lugansk per un’annessione a Mosca. “Il referendum che Vladimir Putin vuole tenere a Lugansk sarà fasullo. I russi conteranno i voti di cui hanno bisogno. Ho vissuto 18 anni lì, conosco la verità. Se ci sarà mai un referendum sarà fasullo”, spiega Zhorin. Parlando della situazione militare a Mariupol, dove la Azov ha migliaia di combattenti, Zhorin sottolinea: “In città vivono ormai poche persone ma la città è sotto il controllo ucraino. Quando nel 2014 abbiamo vinto è stata una vergogna per Putin e ora ciò potrebbe riaccadere”.
Sempre a riguardo di questo aspetto, il ministro degli esteri ucraino Nikolenko ha affermato che qualsiasi referendum sarà considerato giuridicamente insignificante, e pertanto non avrà conseguenze legali. Mosca, all’inizio del conflitto, aveva riconosciuto l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk.

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