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Colpo di Stato in Niger, Berna in contatto con Parigi per i voli di rimpatrio
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La Francia ha organizzato i primi aerei per evacuare i civili occidentali dopo il colpo di stato nel paese africano. La Confederazione già in contatto con le autorità francesi, la decisione di lasciare è però facoltativa.

Resta alta la tensione in Niger dopo il colpo di Stato che la settimana scorsa ha deposto il presidente, democraticamente eletto e filo-occidentale, Mohamed Bazoum. La giunta militare di Abdourahamane Tchiani raccoglie il sostegno dei Paesi limitrofi guidati a loro volta da regimi golpisti filorussi, come il Mali e il Burkina Faso, mentre gli occidentali cominciano a lasciare il Paese. A cominciare dai francesi, la cui ambasciata è stata presa d'assalto domenica scorsa al grido di "Abbasso la Francia" e "Viva Putin".

La Francia ha inviato i primi aerei per evacuare gli occidentali

Parigi ha inviato i primi tre aerei da trasporto militari - non armati, si sottolinea – nella capitale Niamey per evacuare i propri concittadini "su base volontaria" e altri cittadini europei che ne facessero richiesta. Lo stato maggiore dell'esercito francese precisa che l'operazione riguarda esclusivamente i civili (circa 600 in tutto, ma non è chiaro quanti di questi lasceranno il Paese), e che non è prevista al momento la partenza di militari francesi. Il primo aereo atterrerà "in prima nottata" all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi-Roissy, ha reso noto la ministra degli esteri francese Catherine Colonna. "Ci sono 262 persone a bordo dell'aereo che è un Airbus A330, tra cui una dozzina di bambini", ha detto la ministra. "Quasi tutti i passeggeri sono connazionali", ha specificato, aggiungendo che ci sono anche "alcuni cittadini europei".

La Confederazione in contatto con le autorità francesi

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è attualmente in contatto con i cittadini svizzeri che si trovano nel paese africano e intende coordinarsi con le autorità francesi per evacuarli al più presto, ha indicato all’agenzia Keystone-ATS. I servizi di Ignazio Cassis non hanno però voluto fornire ulteriori informazioni, ricordando che il DFAE e le rappresentanze svizzere sostengono i cittadini elvetici e le loro famiglie sulla base della Legge sugli Svizzeri all'estero ed entro i limiti delle proprie possibilità. La decisione di lasciare una regione di crisi è facoltativa, e può essere presa a proprio rischio e a proprie spese, ricorda il DFAE, che in questi casi dispone di una linea telefonica di emergenza. La Confederazione può partecipare alle operazioni di ricerca e salvataggio.

Cosa fanno gli altri paesi

Berlino ha dal canto suo invitato ufficialmente i tedeschi a lasciare il Niger e ad accettare la proposta francese imbarcandosi su uno di quei voli, mentre Madrid si prepara a riportare a casa oltre 70 spagnoli. L'Italia ha annunciato l'invio di un volo speciale per quegli italiani che desiderano rientrare. Non è previsto, a quanto si apprende, l'imbarco di italiani su altri aerei europei.

“Si ritorni alla democrazia”

Nel frattempo continuano gli appelli per far prevalere una soluzione politica che riporti Bazoum al suo posto. "Non è ancora troppo tardi per tornare sulla strada della democrazia", ha dichiarato la ministra tedesca Annalena Baerbock chiedendo la liberazione dei membri del governo e accogliendo "con favore gli sforzi dell'Unione Africana e dell'Ecowas per trovare una soluzione politica".

Burkina Faso e Mali contro un intervento militare in Niger

Sforzi minati però dalle giunte al potere a Ouagadougou e Bamako che nella notte hanno rilasciato un comunicato congiunto per avvertire la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale che "qualsiasi intervento militare in Niger sarà assimilato a una dichiarazione di guerra contro il Burkina Faso e il Mali". In sostanza, i due regimi golpisti - vicini alla Russia di Vladimir Putin e ai mercenari Wagner - minacciano un conflitto allargato a tutta la regione se l'Ecowas dovesse dare seguito all'ultimatum di 7 giorni, lanciato dal vertice di domenica scorsa ad Abuja, che non escludeva l'uso della forza.

La posizione dell’UE

L'Unione europea ha deciso di "non commentare" le dichiarazioni dei due Paesi pur "condannando fermamente il colpo di Stato in Niger". "L'unica interferenza di cui possiamo parlare oggi è quella dei regimi militari che rovesciano un presidente eletto e quella di una Russia imperialista che vuole usare questi regimi come pedine nella sua partita a scacchi mondiale", ha però attaccato l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Josep Borrell, sul suo blog.

Per Kiev c’è dietro la Russia, per gli USA no

Anche Kiev accusa il Cremlino di essere "dietro il colpo di Stato" allo scopo di "provocare instabilità e minare l'ordine di sicurezza globale". Ma gli Stati Uniti non sono d'accordo: "Non abbiamo nessuna indicazione che la Russia sia responsabile del golpe in Niger né che lo abbia supportato in nessun modo", ha dichiarato alla stampa il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby.

In contatto con Bazoum

A Washington come a Bruxelles la situazione viene comunque seguita "minuto per minuto". Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e lo stesso Borrell "parlano regolarmente con Bazoum", assicurandosi che "è in buona salute" e chiedendone la liberazione. Ma la priorità resta la sicurezza dello staff e dei cittadini europei, fa sapere la portavoce dell'Ue per la politica estera, Nabila Massrali, pur escludendo al momento l'evacuazione formale del personale Ue da Niamey. Gli Usa hanno chiesto alle autorità nigerine di "favorire la partenza dei cittadini americani", ma anche loro senza prevedere il dispiegamento di forze Usa per aiutare nelle operazioni.