

Il ministro degli Esteri francese visiterà domani il Libano, ha riferito il ministero all'Afp, dopo che l'Ue ha chiesto a Israele di interrompere i raid militari contro il Paese. La visita di Jean-Noel Barrot «sottolinea il sostegno e la solidarietà della Francia al popolo libanese, trascinato in una guerra che non ha scelto», ha affermato il ministero degli Esteri.
Il Libano è stato coinvolto nella guerra in Medio Oriente il 2 marzo, quando i militanti di Hezbollah hanno lanciato razzi contro Israele dopo l'uccisione della Guida Suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei. Israele ha risposto con attacchi che hanno causato almeno 968 morti e oltre un milione di sfollati, secondo le autorità locali.
Un edificio di otto piani a Tel Aviv è stato colpito dall'ultimo bombardamento iraniano, come mostrano le immagini pubblicate dai soccorritori.
Un uomo di circa 30 anni è stato ucciso in un moshav a Sharon da una bomba sganciata da un missile a frammentazione lanciato dall'Iran verso il centro di Israele. Lo riferiscono i soccorritori del Magen David Adom.
Si aggrava il bilancio dell'attacco che ha colpito Hebron. Almeno quattro donne sono rimaste uccise e almeno altre sei sono rimaste ferite in un salone di bellezza colpito da una bomba a grappolo a Beit 'Awwa, a sud-ovest di Hebron. Lo riferiscono i media palestinesi.
La Protezione Civile palestinese della Cisgiordania ha riferito che ad essere colpita è stata una roulotte metallica adibita a salone di bellezza, situata accanto a un'abitazione a Beit 'Awwa, secondo fonti locali alcune delle donne ferite sono in gravi condizioni. Lo riporta Wafa.
L'Iran ha avvertito che distruggerà l'industria petrolifera e del gas dei suoi vicini del Golfo, che considera interessi americani, se il suo settore energetico verrà nuovamente colpito. «Vi avvertiamo ancora una volta che avete commesso un grave errore attaccando le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica, e la nostra risposta è già in atto», hanno annunciato le Guardie Rivoluzionarie in una dichiarazione diffusa dai media iraniani. «Se ciò dovesse ripetersi, gli attacchi alle vostre infrastrutture energetiche e a quelle dei vostri alleati non si fermeranno finché non saranno completamente distrutte, e la nostra risposta sarà molto più severa degli attacchi di questa sera».
A Tel Aviv stanno suonando le sirene e nel centro si sentono forti boati. L'Idf ha riferito che sta intercettando missili in arrivo dall'Iran.
Tre palestinesi, di cui due donne, sono stati uccisi in seguito a un attacco missilistico iraniano vicino a Hebron, in Cisgiordania: lo ha riferito la Mezzaluna Rossa.
Si tratta delle prime vittime palestinesi nella guerra in corso in Medio Oriente. La Mezzaluna Rossa palestinese ha riferito che si sono anche cinque feriti, «uno dei quali in condizioni critiche».
Donald Trump non vuole altri attacchi ai siti e agli impianti energetici iraniani. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali il presidente era stato informato in anticipo del raid di Israele contro il giacimento di gas di South Pars, il più grande al mondo. Trump ha ritenuto l'attacco come un messaggio a Teheran in risposta al blocco dello Stretto di Hormuz. Secondo il commander-in-chief, l'Iran ha recepito il messaggio. Per questo ora - riferiscono alcuni funzionari americani - si oppone a ulteriori attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.
Trump comunque potrebbe tornare a prendere di mira gli impianti energetici iraniani, tutto dipenderà - spiegano i funzionari americani - dalla azioni di Teheran per lo Stretto di Hormuz, divenuto elemento cruciale dello scontro con l'Iran. Gli attacchi agli impianti petroliferi e di gas iraniani hanno fatto balzare i prezzi del petrolio, spingendo l'amministrazione americana sulla difensiva. Trump ha infatti sospeso per 60 giorni il Jones Act, che prevede che il trasporto di petrolio nelle spedizioni nazionali sia effettuato con navi costruite negli Stati Uniti, di proprietà americana e con equipaggio a stelle e strisce. L'amministrazione ha inoltre allentato le sanzioni contro il petrolio del Venezuela. Il vicepresidente JD Vance incontrerà giovedì le big del petrolio per discutere su come affrontare il caro prezzi.
L'Alto rappresentante UE Kaja Kallas ha parlato questa mattina con il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi dell'impatto della guerra sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. E' quanto si apprende da fonti UE. Kallas ha sottolineato che il libero transito attraverso questa via navigabile è una priorità per l'Europa. Ha esortato l'Iran a cessare ogni attacco alle infrastrutture critiche della regione e ha sottolineato che l'UE sostiene l'allentamento delle tensioni e una soluzione diplomatica al conflitto. La conversazione, si precisa, ha avuto luogo prima dell'esecuzione di un cittadino europeo detenuto dal regime, che Kallas condanna con la massima fermezza.
La Spagna prevede di evacuare e ricollocare le truppe schierate in Iraq nei prossimi giorni a causa del conflitto in Iran e nella più ampia regione del Golfo: lo ha dichiarato la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles, come riferisce la Reuters sul proprio sito. Circa 300 soldati spagnoli sono schierati in Iraq, sia nell'ambito della coalizione internazionale contro lo Stato Islamico formatasi nel 2015 con l'Operazione Inherent Resolve, sia in una missione Nato separata che fornisce consulenza alle forze governative irachene dal 2018.
Il ministero aveva già annunciato domenica che un'unità delle forze speciali composta da 71 soldati era stata temporaneamente trasferita dalla propria base, data l'impossibilità di svolgere compiti come l'addestramento delle forze antiterrorismo irachene. Robles non ha fornito ulteriori dettagli sulla destinazione delle truppe.
La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, giunta ormai alla terza settimana, si è rapidamente trasformata in un conflitto regionale che non mostra segni di de-escalation. La Spagna ha criticato l'offensiva e ha vietato agli aerei statunitensi di utilizzare le basi gestite congiuntamente nel sud del Paese. Anche altri alleati della Nato, come la Germania e la Norvegia, stanno riducendo drasticamente la loro presenza nella regione a causa dei rischi per la sicurezza. Berlino ha ritirato le truppe della Bundeswehr dal Libano e da Erbil, nel nord dell'Iraq, mentre Oslo ha annunciato il trasferimento di alcuni dei circa 60 soldati presenti in Medio Oriente.
QatarEnergy conferma che la zona industriale di Ras Laffan è stata oggetto di attacchi missilistici iraniani che hanno causato «ingenti danni» all'impianto del gas. «Le squadre di pronto intervento sono state immediatamente dispiegate per contenere gli incendi che ne sono derivati, a causa dei danni ingenti.
Tutto il personale è stato rintracciato e al momento non si segnalano vittime» scrive QatarEnergy in una nota assicurando che «continuerà a fornire aggiornamenti non appena disponibili».
Il ministero dell'Interno del Qatar ha dichiarato che un attacco iraniano ha provocato un incendio presso il principale impianto di gas del Paese del Golfo, situato sulla sua costa settentrionale. «La protezione civile sta intervenendo per domare un incendio nella zona di Ras Laffan a seguito di un attacco iraniano», ha affermato il ministero in una dichiarazione, dopo che Teheran aveva annunciato di voler colpire le infrastrutture energetiche in tutto il Golfo in seguito all'attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele contro i propri impianti di gas.
Gli impianti di gas naturale liquefatto (Gnl) di Ras Laffan erano in fase di evacuazione a seguito della minaccia iraniana di attaccare le infrastrutture energetiche del Golfo, secondo quanto riferito dalla Reuters sul suo sito, citando una fonte a conoscenza dei fatti. Il Qatar ha completamente interrotto la produzione di gas naturale liquefatto a causa della guerra, e qualsiasi danno agli impianti potrebbe prolungare l'interruzione oltre maggio, minacciando di tenere fuori servizio un quinto della fornitura globale di Gnl.
L'Idf ha confermato di aver ucciso ieri sera a Beirut il comandante della 'divisione Imam Hussein', insediatosi sei giorni prima in seguito all'assassinio del suo predecessore. Il terrorista, Hassan Ali Marwan, «in precedenza ricopriva il ruolo di capo delle operazioni della divisione ed era responsabile del collegamento tra quest'ultima e gli alti ufficiali militari di Hezbollah e della Forza Quds. Inoltre, comandava il lancio di missili, droni e razzi contro lo Stato di Israele e le forze dell'esercito che operano nel Libano meridionale», ha reso noto l'Idf.
Un'associazione internazionale di media ha criticato un «assalto immotivato» da parte della polizia israeliana contro dei giornalisti a Gerusalemme, che, a suo dire, ha causato la frattura del polso a un produttore della Cnn. La Foreign Press Association (Fpa) ha affermato che ieri sera gli agenti di polizia «hanno respinto inutilmente e aggressivamente un gruppo di giornalisti che stavano svolgendo il loro lavoro, documentando persone che pregavano fuori dalle mura della Città Vecchia».
La Fpa ha aggiunto che la polizia ha fermato diversi giornalisti, danneggiando attrezzature fotografiche e confiscando schede di memoria. «Durante l'assalto, un agente israeliano ha fratturato il polso a un produttore della Cnn», ha dichiarato la Fpa in un comunicato. «Niente di tutto ciò è accettabile», ha aggiunto l'associazione, che rappresenta centinaia di giornalisti in Israele e nei territori palestinesi. Un fotografo dell'Afp presente sul posto ha dichiarato che un piccolo gruppo di giornalisti stava documentando i musulmani che cercavano di recitare le preghiere serali di Taraweeh fuori dalle mura della Città Vecchia, quando improvvisamente un gruppo di poliziotti è arrivato e ha «attaccato violentemente i fedeli e i giornalisti che stavano seguendo l'evento». Un giornalista straniero ha riferito all'Afp che la polizia ha «picchiato con i manganelli il produttore della Cnn e altri giornalisti», aggiungendo che «almeno un palestinese è stato arrestato».
Le autorità israeliane hanno chiuso i luoghi sacri nella Città Vecchia di Gerusalemme Est, annessa da Israele, per motivi di sicurezza dallo scoppio della guerra in Medio Oriente il 28 febbraio. L'Fpaha chiesto alla polizia di «intervenire immediatamente contro gli agenti coinvolti in questo assalto immotivato e di agire in futuro per salvaguardare la libertà di stampa, anziché calpestarla». In un post su X, l'Unione dei giornalisti in Israele si è detta «inorridita» dalla condotta della polizia e ha esortato il commissario di polizia a «sospendere immediatamente gli agenti coinvolti».
Il conflitto in Medio Oriente e le tensioni con l'Iran provocano shock a catena sull'economia giapponese, colpendo sia i consumatori - con prezzi record dei carburanti alla pompa, che l'industria manifatturiera, causando interruzioni nelle forniture energetiche. I dati del ministero dell'Industria nipponico hanno mostrato un nuovo picco storico per la benzina, mentre aziende chiave, dai produttori di alimentari confezionati ai colossi della chimica, sono costrette a rivedere produzioni e listini.
Il prezzo al dettaglio della benzina ha toccato quota 190,80 yen (circa 0,95 franchi) al litro, superando il precedente massimo di 186,50 yen registrato nell'aprile 2025, e l'impatto si è già allargato ben oltre il settore dei trasporti, investendo la produzione industriale.
La Yamayoshi Seika, una nota azienda di snack, ha annunciato martedì la sospensione della produzione delle sue patatine più vendute, le «Wasabeef», nello stabilimento di Hyogo, a ovest di Tokyo. La decisione è dovuta all'impossibilità di reperire olio combustibile necessario per il riscaldamento dell'olio di cottura, a causa delle turbolenze nel Medio Oriente da cui il Giappone dipende fortemente. Effetti simili si sono registrati nella industria chimica.
Mitsubishi Chemical ha comunicato aumenti per il monomero di acetato di vinile, mentre Shin-Etsu Chemical ha alzato di circa il 20% i prezzi del cloruro di polivinile (Pvc), essenziale per le tubature e le infrastrutture idriche. Anche Idemitsu Kosan ha dovuto ridurre la produzione di etilene. Nonostante l'allarme, l'Associazione dell'industria petrolchimica nazionale cerca di ridimensionare i timori di una crisi immediata, sottolineando che le scorte strategiche di nafta - la materia prima derivata dal greggio da cui si ottiene il 40% del fabbisogno nazionale, coprono attualmente dai tre mesi e mezzo ai quattro mesi di consumo.
Di fronte al rischio che la benzina superi la soglia psicologica dei 200 yen, il governo di Tokyo ha reagito varando misure di emergenza. La premier Sanae Takaichi ha annunciato l'attivazione di un fondo statale per sovvenzionare i fornitori di petrolio con 30,20 yen al litro a partire da giovedì, con l'obiettivo di stabilizzare il prezzo al dettaglio intorno ai 170 yen. Gli interventi pubblici arrivano però dopo che i rincari hanno già inciso pesantemente sul potere d'acquisto delle famiglie e sui costi operativi delle imprese, dicono gli analisti, evidenziando la vulnerabilità del sistema economico del Sol Levante alle turbolenze geopolitiche esterne.
Tulsi Gabbard è stata pressata dai senatori democratici sulla discrepanza tra la sua dichiarazione scritta e quella verbale in merito all'Iran. «Solo il presidente Trump può stabilire se una minaccia è imminente o meno», ha dichiarato in un'audizione presso la commissione intelligence del Senato la direttrice dell'intelligence nazionale pressata sulla valutazione che Teheran non rappresentava una «minaccia imminente» per gli Stati Uniti contenuta nella sua testimonianza scritta e che contraddice la Casa Bianca.
Sollecitata da un senatore democratico sul perché non avesse detto che l'Iran non rappresentava una minaccia imminente, come era scritto nero su bianco, Gabbard ha sostenuto che non aveva tempo per leggere l'intera testimonianza durante l'udienza davanti alla Commissione del Senato.
Dopo un lancio di missili dall'Iran le sirene d'allarme sono scattate in tutto il nord di Israele, in particolare sulle alture del Golan, in Galilea e nella zona di Haifa. Una donna è rimasta ferita in un incidente stradale a Kiryat Motzkin a causa degli allarmi.
Gravi danni sono stati registrati in diverse aree del centro del Paese in seguito alla caduta di frammenti di un proiettile intercettato durante un altro bombardamento proveniente dall'Iran.
Un veicolo ha preso fuoco vicino a uno stadio a Petah Tikva, tre persone ferite sono state evacuate dal luogo dell'attacco, mentre un appartamento a Ramat Gan è stato danneggiato. I residenti del centro hanno sentito forti esplosioni. I soccorritori riferiscono che può essersi trattato di una bomba a grappolo.
La morte del capo del Consigio di Sicurezza nazionale iraniano Ali Larijani, ucciso in un bombardamento israeliano, sarà vendicata: lo ha affermato la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei.
«È con grande tristezza che ho appreso la dolorosa notizia del martirio del dottor Ali Larijani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e rappresentante della Guida Suprema in tale Consiglio, nonché del suo onorevole figlio e di alcuni suoi colleghi», ha scritto Khamenei in un messaggio di cordoglio.
«Senza dubbio, l'assassinio di una figura così eminente testimonia la sua importanza e l'odio che i nemici dell'Islam nutrono nei suoi confronti. Che gli islamofobi sappiano che versare questo sangue ai piedi del robusto albero del sistema islamico non fa che rafforzarlo, e naturalmente, ogni goccia di sangue ha un prezzo che gli assassini dei martiri dovranno presto pagare», ha concluso.
Il governo di Nuova Delhi afferma che ci sono 22 navi battenti bandiera indiana ferme nella zona del Golfo Persico, in attesa di poter passare dallo Stretto di Hormuz, e che di conseguenza sono fermi anche i loro carichi, che ammontano a «1,67 milioni di tonnellate di greggio, 320'000 tonnellate di Gpl e circa 200'000 tonnellate di gas naturale liquefatto»: lo scrive l'agenzia di stampa indiana Pti citando il segretario speciale del ministero della navigazione Rajesh Kumar Sinha. «Tutti i 611 marittimi a bordo delle 22 navi sul lato ovest dello Stretto sono al sicuro», aggiunge il funzionario indiano.
I raid aerei israeliani sul Libano hanno ucciso 968 persone, tra cui 116 bambini, dall'inizio della guerra tra Israele e Hezbollah, il gruppo filo-iraniano, il 2 marzo, ha annunciato mercoledì il Ministero della Salute. Il precedente bilancio ufficiale delle vittime era di 912.
Tra i morti ci sono anche 77 donne e 40 operatori sanitari, secondo il ministero, che ha anche segnalato 2.432 feriti.

