
Spiragli di pace, sotto il cielo autunnale di Oslo, per uno dei conflitti più lunghi e sanguinosi dell'America Latina: quello fra il governo colombiano e la guerriglia marxista delle Farc. Dopo i ripetuti tentativi falliti del passato, le parti si sono sedute oggi attorno a un tavolo, nella città in cui si assegna il Nobel per la pace, e per bocca dei rispettivi capi negoziatori hanno formalizzato l'impegno a trattare fino all'auspicato accordo definitivo. In un comunicato congiunto, firmato sia dal governo del presidente Juan Manuel Santos sia dai rappresentanti della guerriglia, si è stabilito che i colloqui operativi, destinati a entrare nel merito dei tanti nodi irrisolti, prenderanno il via all'Avana il prossimo 15 novembre: con la questione agraria come primo punto da dibattere. Ma gli impegni generali sono stati manifestati oggi nella capitale norvegese, nel primo contatto pubblico seguito a lunghi mesi di negoziati nell'ombra. Il comunicato è stato letto in un hotel da Abel Garcia, emissario di Cuba e 'garantè del processo insieme con i mediatori norvegese, alla presenza dei delegati di Cile e Venezuela a cui spetterà il compito di 'facilitatorì. Nello stesso hotel, i capi delle delegazioni, l'ex vice presidente Humberto de la Calle ed il n.2 della guerriglia Ivan Marquez, in due conferenze stampa separate hanno poi espresso - pur non tralasciando di mettere in luce divergenze e punti di attrito - un moderato ottimismo sulla possibilità che, dopo tre almeno false partenze, stavolta davvero "si possa arrivare a un accordo generale per una pace duratura": a conclusione di un conflitto che ha fatto nei decenni centinaia di migliaia di morti. "L'obiettivo del dialogo non è che le Farc depongano le loro idee, ma che possano esprimerle senza l'appoggio delle armi in ambito democratico", ha sottolineato il rappresentante di Santos: facendo intravvedere la possibilità di trasformare i miliziani in un normale partito politico. Seppure, ha avvertito, dopo aver "guardato in faccia le loro vittime". Ivan Marquez da parte sua ha sottolineato che la pace non è solo un cessate il fuoco, aggiungendo tuttavia che le Farc "non sono innamorate delle armi e vorrebbero parlare" anche di questo. La questione delle armi, assieme a quella agraria, è del resto da sempre fra gli aspetti più problematici del conflitto in Colombia. E potrebbe diventare un ostacolo nei colloqui futuri. Colloqui che, comunque, ha ammesso Humberto de la Calle, continueranno ad essere portati avanti con la necessaria discrezione, "anche se non alle spalle del popolo". Washington, intanto, non nega il suo placet. "Appoggiamo completamente il processo di pace e vorremmo essere parte della soluzione", ha detto oggi Roberta Jacobson, sottosegretario di Stato Usa per l'America Latina. Santos, buon giocatore di poker, avrà senz'altro preso nota per le sue prossime mosse. ATS
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