
L'Ue gioca a Durban, in Sudafrica, la sua partita più importante per la lotta ai cambiamenti climatici. Con l'Ue si sono schierati 120 paesi, tra cui il gruppo delle nuove economie, Cina e Brasile, e gli altri in via di sviluppo con economie più povere. Ora gli "alleati" per il clima attendono la posizione Ue che però - secondo fonti negoziali - è spaccata al suo interno e se non sarà capace di esprimere una posizione unitaria, più morbida rispetto al mandato di una road-map dettagliata per l'accordo globale, dovrà accollarsi il fallimento di Durban. L'Italia cerca il compromesso per un accordo ponte e una posizione negoziale flessibile per poter inglobare Paesi come Cina, Brasile, Sudafrica durante il percorso. Con l'Italia la Commissione Ue, poi Spagna, Germania e Inghilterra. Dalla presidenza polacca poche aperture - è emerso - sul mandato del Consiglio europeo di ottobre per una road-map per arrivare all'accordo globale, con Svezia, Belgio, Repubbliche Baltiche. La cosiddetta "Coalizione dei Volenterosi" - lanciata dal Commissario europeo al clima, Connie Hedegaard, insieme ai ministri dell'ambiente della Danimarca, Martin Lidegaard, e del Gambia, Jato Sillah - raggruppa l'alleanza delle piccole isole (Aosis) e i Paesi piu poveri (LDCs), oltre che l'Ue, e sta raccogliendo il sostegno di molti paesi africani e latino-americani costituendo così una larga maggioranza dei governi impegnati nelle negoziazioni. Si tratta di un'alleanza trasversale tra Paesi industrializzati e in via di sviluppo tesa a spingere Cina Brasile e India ad abbandonare il gioco dei veti contrapposti e costringere così gli Stati Uniti - riferiscono alcuni osservatori - ad approvare un mandato a sottoscrivere entro il 2015 un accordo globale che abbia come architrave il nuovo Protocollo di Kyoto. Altro punto chiave della coalizione è raggiungere un accordo su come rendere operativo dal 2013 il Green Climate Fund (GCF), il fondo destinato a finanziare le azioni di riduzione delle emissioni e di adattamento ai mutamenti climatici nei paesi poveri. Si tratta, infatti, di dare certezza ai finanziamenti promessi a Copenaghen e confermati a Cancun attraverso una road-map che aumenti annualmente i 10 miliardi di dollari già stanziati per il 2012 sino a garantire i 100 miliardi di dollari promessi per il 2020. ATS
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