
Sale l'incertezza e la preoccupazione per il risultato della 16/a Conferenza Onu sul clima (Cop16) che vede riuniti a Cancun 194 Paesi. A 24 ore dalla chiusura ufficiale, la paura è che si lavori a un accordo al ribasso. In prima linea la Bolivia che non ha visto di buon occhio le dinamiche negoziali a cominciare da una super-riunione che ci sarebbe stata con 30-40 ministri. Si teme un nuovo testo contrariamente a quello che hanno chiesto e sostenuto i paesi dell'alternativa bolivariana (Alba) tra cui appunto Bolivia, Nicaragua, Paraguay e Venezuela. Proprio la Bolivia per superare le discussioni ha presentato una bozza di decisione finale con i principali punti in discussione a Cancun, nella quale in particolare chiede di stabilizzare il riscaldamento a non oltre un grado. Tutti gli scenari sono aperti. Il nodo è l'estensione del Protocollo di Kyoto. L'Africa Group spinge per avere segnali forti sul Kyoto2 (Second commitment period) ma in realtà, per tenere dentro il Giappone, si profilerebbe un "estensione del primo periodo" con l'incognita di quanto. L'Europa, attraverso il Commissario al clima, Connie Hedegaard, ha respinto con forza le accuse in base alle quali l'Ue starebbe uccidendo il Protocollo di Kyoto. Inoltre tutti i paesi consultati sono per un sistema di target legalmente vincolanti per i paesi industriali. Quello che ancora non va è il sistema delle verifiche sugli interventi di mitigazione. ATS
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