
I rappresentanti dei popoli delle foreste tropicali di 15 paesi di America Latina, Africa e Asia si sono riuniti a Manaus, nell'Amazzonia brasiliana, per far sentire le proprie voci nel dibattito sul cambiamento del clima all'interno delle Nazioni Unite. "Noi eserciteremo il nostro diritto di decidere del futuro delle foreste tropicali - ha dichiarato Alberto Lopes, presidente del Gruppo di Lavoro dell'Amazzonia (Gta), che raduna 620 organizzazioni dell'area -; qui a Manaus rafforziamo un'alleanza per lo sviluppo durevole". La riunione, che si conclude venerdì, ha lo scopo di consentire ai responsabili delle comunità delle foreste dell'America Latina di raggiungere un consenso sulle compensazioni finanziarie che intendono ottenere sulla base del fatto che contribuiscono a proteggere milioni di ettari di foresta vergine tropicale. Il presidente dei raccoglitori di lattice del Brasile, Manoel da Cunha, ha affermato che "le popolazioni delle foreste che non disboscano dovrebbero ricevere la propria parte di benefici che vengono dai fondi internazionali o dai crediti di emissione". Il mercato dei crediti di emissione è stato creato dal protocollo di Kyoto che impone ai paesi sviluppati una riduzione delle loro emissioni di gas che producono effetto serra del 5,2 per cento fino al 2012. Per raggiungere questo obiettivo possono investire in progetti che riducano le emissioni di CO2 (biossido di carbonio) nei paesi ad economia in transizione. ATS
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