
A distanza di vent'anni dal primo, storico, summit Onu di Rio si apre domani a Doha, in Qatar, una nuova pagina dei negoziati sul fronte dell'emergenza clima. La 'location' è particolarmente significativa, perché l'incontro, al quale partecipano i rappresentanti di oltre 190 nazioni, si tiene per la prima volta in un Paese che è fra i principali produttori di combustibili fossili del pianeta. Una scelta strategica per alcuni e poco convincente per altri, secondo quanto emerge dalle analisi su web. L'Unione europea lo ritiene un segnale positivo: "il fatto che la conferenza si svolga in Qatar - ha detto il capo negoziatore dell'Ue, Artur Runge-Metzger - testimonia che le cose si muovono e vanno nella direzione giusta" anche in questa regione, dove secondo Runge-Metzer negli ultimi anni è stato riconosciuta l'importanza delle fonti rinnovabili nel futuro mix energetico. La 18/a conferenza mondiale delle parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc) arriva alla fine di un altro anno di eventi estremi dal punto di vista meteorologico. E con la conclusione della prima fase di Kyoto, a fine dicembre, i Paesi in via di sviluppo si trovano davanti a un futuro incerto per quanto riguarda il supporto ai loro sforzi per ridurre le emissioni e fronteggiare gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. All'ultimo summit Onu in Sud Africa i governi hanno concordato di attuare una seconda fase del protocollo di Kyoto e mantenere meccanismi come il 'Cdm', che indirizza investimenti in energia pulita e tecnologia per la riduzione del gas serra. ATS
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