
Negoziati ad un punto cruciale, a Doha, per trovare un'intesa sul prolungamento del protocollo di Kyoto e su un programma di lavori che porti ad un accordo globale nel 2015 sulla riduzione delle emissioni di gas serra. A frenare le trattative, il nodo finanza. I Paesi in via di sviluppo chiedono a quelli industrializzati il rispetto degli impegni presi a Cancun nel 2010 di aiuti per 10 miliardi di dollari l'anno dal 2010 al 2012 da aumentare progressivamente sino a cento miliardi entro il 2020 per affrontare il riscaldamento globale. Ma la maggior parte dei Paesi ricchi, alle prese con la crisi economica a casa propria, ha difficoltà a fornire dettagli. Non basta, dunque, a sbloccare la situazione l'impegno della Gran Bretagna per 2,2 miliardi di euro per il 2013 e 2014, la disponibilità della Danimarca per 500 milioni (che può fare da apripista ad aiuti da Svezia e Finlandia), e la promessa della Germania che sarebbe seguita da Francia e Olanda. Dunque, le 'buone intenzionì espresse dai negoziatori non bastano. E per dimostrare che la finanza è il nodo dei negoziati, un gruppo di attivisti del Wwf - di cui uno vestito da orso polare - ha cantato fuori dalle stanze dei colloqui "Soldi, soldi, soldi", riprendendo un pezzo degli Abba. Secondo esponenti del Wwf, i negoziatori pensano che la missione principale di Doha sia solo procedurale e che sarà considerato un successo se riuscirà semplicemente a spostare il processo in avanti. "Abbiamo bisogno di impegni di sostanza per tagliare le emissioni e che vengano mantenute le promesse sui finanziamenti per i Paesi più vulnerabili per adattamento e mitigazione". "Il risultato raggiunto a Doha - hanno sottolineato - avrà comunque effetti sul clima mondiale, sulle nostre comunità, sulla nostra salute, sicurezza alimentare e sugli approvvigionamento per le generazioni a venire" ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

