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Medio Oriente
Cisgiordania, Hamas chiede ai Paesi arabi di chiudere con Israele
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un giorno fa
Stando al Times of Israel Hamas chiede alle nazioni arabe e musulmane di interrompere i rapporti con Israele in risposta alla decisione del gabinetto di sicurezza di rafforzare l'autorità israeliana in Cisgiordania – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
21 ore fa
Guterres preoccupato dalle «iniziative di Israele in Cisgiordania»

Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, è «fortemente preoccupato» per la decisione del gabinetto di sicurezza israeliano di autorizzare una serie di misure amministrative e di applicazione della legge nella Cisgiordania occupata.

In una nota del portavoce Stephane Dujarric «avverte che l'attuale situazione sul terreno, inclusa questa decisione, sta compromettendo la prospettiva della soluzione a due Stati». Inoltre ribadisce che «tutti gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est, non hanno alcuna validità legale e costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale».

«Tali azioni, inclusa la continua presenza di Israele nel Territorio palestinese occupato, non sono solo destabilizzanti ma, come ricordato dalla Corte Internazionale di Giustizia, illegali», si legge nella nota.

Guterres «esorta Israele a revocare queste misure e tutte le parti a preservare l'unica via per una pace duratura, una soluzione a due Stati negoziata, in linea con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e il diritto internazionale».

21 ore fa
«Israele sulla Cisgiordania è una minaccia agli accordi di pace»

Una ferma condanna delle decisioni israeliane riguardo alla Cisgiordania è giunta dalla Lega araba, che in una nota parla di «un'escalation senza precedenti nel processo di annessione, colonizzazione e sfollamento della popolazione, e una minaccia agli accordi firmati tra l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e Israele, in particolare gli accordi di Oslo e l'accordo di Hebron».

La Lega degli Stati Arabi «condanna fermamente le decisioni approvate dal cosiddetto Consiglio dei ministri israeliano, che mirano a modificare profondamente e pericolosamente lo status giuridico e amministrativo dei territori palestinesi occupati, in particolare della Cisgiordania» e afferma che «queste decisioni, tra cui la revoca del segreto sui registri catastali, la facilitazione della confisca di proprietà private palestinesi e il trasferimento dei poteri di pianificazione e rilascio di permessi nella città di Hebron e nei pressi della moschea di Ibrahimi alle autorità occupanti, costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e delle relative risoluzioni internazionali, tra cui le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, la Quarta Convenzione di Ginevra, l'accordo di Hebron del 1997 e il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia».

La Lega degli Stati arabi avverte che l'imposizione del cosiddetto «controllo e applicazione» delle leggi sugli edifici palestinesi nelle aree A e B, con il pretesto di proteggere il patrimonio storico o i siti archeologici, costituisce «un falso pretesto legale per politiche di demolizione, confisca e pulizia etnica. Mira a indebolire la presenza palestinese e a imporre sul territorio realtà coloniali irreversibili».

La Lega araba mette inoltre in guardia dai «pericoli associati alla violazione dei luoghi santi islamici e cristiani, sottolineando che qualsiasi attacco alla moschea di Ibrahimi e qualsiasi trasferimento di autorità su di essa sono assolutamente inaccettabili».

Per questo, «invita la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, ad assumersi le proprie responsabilità legali e morali e ad adottare misure immediate e decisive per porre fine a queste violazioni e garantire la protezione del popolo palestinese, della sua terra e dei suoi luoghi santi».

un giorno fa
Idf: «Uccisi 4 palestinesi a Gaza, dopo spari contro i soldati»

L'esercito israeliano (idf) ha reso noto che quattro palestinesi sono stati uccisi a Rafah, nella striscia di Gaza meridionale, dopo essere usciti da un tunnel sotterraneo e aver aperto il fuoco contro le truppe israeliane. Lo scrive Haaretz, precisando che al momento non ci sono stati commenti da parte di Hamas, ma alcune fonti vicine al gruppo hanno identificato uno degli uccisi come Anas Annashar, figlio di un ex alto politico di Hamas. Nessun soldato israeliano è rimasto ferito, secondo l'Idf.

Le forze israeliane stanno proseguendo le operazioni nella zona per mettere in sicurezza il sito e indagare sulla rete di tunnel, si legge. Negli ultimi mesi Israele ha risposto a incidenti simili effettuando attacchi aerei nell'enclave, nei quali sono state uccise decine di persone.

In un altro episodio, le forze israeliane hanno sparato e ucciso anche un contadino palestinese a Deir Al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, secondo le autorità sanitarie locali. Israele non ha commentato al momento l'incidente.

Intanto, un agente di Hezbollah è stato ucciso oggi in un attacco israeliano nel villaggio di Ayta ash Shab, nel Libano meridionale. Lo ha riferito l'esercito israeliano, scrive Haaretz.

Secondo la dichiarazione, il militante è stato preso di mira per aver violato il cessate il fuoco dopo aver «raccolto informazioni sulle truppe dell'Idf» e aver operato «per riabilitare l'infrastruttura terroristica di Hezbollah».

Dal canto suo, il Parlamento europeo ha respinto con 171 voti a favore, 217 contrari e 34 astenuti la proposta avanzata dal gruppo The Left di inserire all'ordine del giorno della plenaria appena avviata un dibattito sulla decisione di Israele di estendere il controllo sulla Cisgiordania e sulla responsabilità dell'Ue di agire. Il dibattito era stato richiesto per mercoledì ed avrebbe visto la partecipazione della Commissione europea e del Consiglio Ue.

un giorno fa
Iran, arrestato l'ex parlamentare riformista Shakouri-Rad

Ali Shakouri-Rad, un importante politico riformista ed ex parlamentare, è stato arrestato pochi giorni dopo aver accusato gli organi di sicurezza di aver deliberatamente intensificato e persino inscenato la violenza, compresi presunti omicidi tra le proprie fila, per legittimare la repressione radicale delle proteste. Lo scrive Iran International.

L'arresto di Shakouri-Rad, scrive ancora la testata, rientra nel quadro di una più ampia epurazione di esponenti moderati, iniziata nel fine settimana con l'arresto di Azar Mansouri e di diverse altre figure di spicco del campo riformista.

Frattanto, Il capo di Stato Maggiore dell'Esercito iraniano, Abdolrahim Mousavi, ha affermato che le forze armate sono pronte per affrontare qualunque minaccia in qualsiasi scenario, nel contesto delle tensioni con gli Stati Uniti, mentre Washington ha schierato nelle acque del Medio Oriente la portaerei Lincoln e altri dispositivi militari.

«Le forze armate del nostro Paese sono pronte a svolgere le loro missioni in qualsiasi circostanza. Dobbiamo essere pienamente preparati, poiché il nemico dice ogni volta qualcosa di diverso», ha affermato Mousavi come riferisce Mehr.

Benjamin «Netanyahu parla troppo», ha detto Mousavi, commentando le dichiarazioni dell'ufficio del primo ministro israeliano secondo cui il negoziato tra Iran e Stati Uniti, che ha ripreso la scorsa settimana e ha riguardato il dossier nucleare, «deve includere restrizioni sul programma di missili balistici» della Repubblica islamica, ritenuto dallo Stato ebraico una minaccia esistenziale.

un giorno fa
«Nuova incursione terrestre israeliana a sud di Damasco»

Un'incursione di fanteria israeliana è stata registrata nelle ultime ore a sud di Damasco, nella regione meridionale di Qunaytra, al confine con le Alture del Golan occupate. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo l'Osservatorio, soldati israeliani hanno attraversato a piedi la linea di cessate il fuoco penetrando nel territorio siriano nell'area compresa tra le località di Kodna e Briqa, nella campagna centro-occidentale di Qunaytra.

L'operazione non avrebbe provocato scontri diretti fino al momento della diffusione della notizia, ma ha innescato uno stato di allerta nei centri abitati prossimi alla fascia di confine. L'incursione si inserisce in una serie di attività militari israeliane ricorrenti nella zona, dove negli ultimi mesi sono stati segnalati lavori di movimento terra e la realizzazione di trincee all'interno del governatorato di Qunaytra.

Sempre secondo l'Osservatorio, il 7 febbraio forze israeliane avevano già effettuato un'altra incursione nel sud della Siria, entrando con circa dieci veicoli corazzati nella località di Maaraba, a ovest di Daraa, provenienti dalla base israeliana della caserma di al-Jazira. Le autorità del nuovo potere di Damasco non hanno finora rilasciato dichiarazioni ufficiali sugli episodi.

Intanto, un nuovo trasferimento di presunti miliziani dell'Organizzazione dello Stato islamico (Isis) dalla Siria all'Iraq si è svolto nelle ultime ore per il secondo giorno consecutivo nella regione nord-orientale siriana di Hasake. Lo riferisce lo stesso Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo quest'ultimo, forze della coalizione internazionale hanno trasferito un numero imprecisato di miliziani Isis dalla città di Hasake verso il confine iracheno, nell'ambito di un'operazione condotta con misure di sicurezza rafforzate.

Il convoglio era composto da cinque autobus scortati da mezzi blindati della coalizione, con copertura aerea lungo l'intero percorso per prevenire eventuali incidenti o tentativi di attacco. L'operazione rientra nel coordinamento in corso tra la coalizione internazionale e le autorità irachene per il controllo dei presunti miliziani jihadisti e il «rafforzamento della sicurezza» lungo la frontiera tra Siria e Iraq.

Già ieri, riferisce ancora l'Osservatorio, sette autobus con a bordo combattenti dell'Isis avevano attraversato la città di Qamishli diretti verso il confine iracheno, accompagnati da blindati statunitensi. Non sono stati forniti dettagli ufficiali sul numero complessivo dei miliziani trasferiti né sulle modalità di detenzione previste una volta entrati in territorio iracheno.

un giorno fa
Riad e altri 7 paesi condannano le misure israeliane in Cisgiordania

L'Arabia Saudita e altri sette paesi musulmani hanno condannato le nuove misure israeliane volte a rafforzare il controllo sulla Cisgiordania e ad aprire la strada a ulteriori insediamenti nei territori palestinesi occupati.

L'Arabia Saudita, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, l'Indonesia, il Pakistan, l'Egitto e la Turchia «hanno condannato con la massima fermezza le decisioni e le misure illegali di Israele volte a imporre la sovranità illegittima israeliana», si legge in una dichiarazione del ministero degli Esteri saudita.

«Queste azioni accelerano i tentativi di annessione illegale della Cisgiordania occupata e lo sfollamento del popolo palestinese», si legge nella dichiarazione, sottolineando che «Israele non ha alcuna sovranità sul territorio palestinese occupato». I ministri hanno avvertito che la continua espansione degli insediamenti israeliani e le misure correlate «alimentano la violenza e il conflitto nella regione» e hanno espresso il loro «assoluto rifiuto». La dichiarazione afferma che tali misure «costituiscono una palese violazione del diritto internazionale, minano la soluzione dei due Stati e rappresentano un attacco al diritto inalienabile del popolo palestinese di costituire il proprio Stato indipendente e sovrano entro i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme occupata come capitale». Secondo la dichiarazione congiunta, i ministri hanno ribadito che tutte le azioni israeliane nella Cisgiordania occupata sono «nulle e prive di effetto», citando la risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che condanna le misure volte a modificare lo status demografico e giuridico dei territori occupati dal 1967, compresa Gerusalemme Est.

Hanno inoltre fatto riferimento al parere consultivo del 2024 della Corte internazionale di giustizia, che ha ritenuto illegali le politiche e le pratiche di Israele nei territori palestinesi occupati e la sua continua presenza in tali territori, e ha affermato «la necessità di porre fine all'occupazione israeliana e la nullità dell'annessione dei territori palestinesi occupati».

I ministri degli Esteri hanno invitato la comunità internazionale «ad adempiere alle proprie responsabilità giuridiche e morali e a costringere Israele a porre fine alla sua pericolosa escalation nella Cisgiordania occupata, comprese le dichiarazioni incendiarie dei suoi funzionari». «Il rispetto dei diritti legittimi del popolo palestinese all'autodeterminazione e alla creazione di uno Stato, sulla base della soluzione dei due Stati in conformità con le risoluzioni internazionali e l'Iniziativa di pace araba, rimane l'unica strada per raggiungere una pace giusta e globale», si legge nella dichiarazione.

un giorno fa
Iran: «Pronti a diluire l'uranio se saranno revocate le sanzioni»

Il capo dell'agenzia nucleare iraniana, Mohammad Eslami, ha affermato che Teheran potrebbe diluire il suo uranio altamente arricchito in cambio della revoca di tutte le sanzioni: lo ha riferito l'agenzia di stampa semi-ufficiale Isna, ripresa dai media internazionali.

un giorno fa
«Le sanzioni a Israele restano sul tavolo»

Le sanzioni annunciate nel settembre scorso nei confronti di Israele - inclusa l'ipotesi di una sospensione dei finanziamenti Horizon - come leva per spingere Israele a un cambio di rotta su Gaza e in Cisgiordania «restano sul tavolo». Lo ha detto un portavoce dell'esecutivo UE al briefing quotidiano con la stampa.

Ha anche chiarito che le iniziative non sono «contro Israele né contro il popolo israeliano», ma una risposta alla catastrofe umanitaria a Gaza e alle azioni in Cisgiordania che «minano la soluzione dei due Stati», compreso l'avanzamento del piano di insediamenti E1 e le recenti decisioni del gabinetto israeliano di espandere il controllo.

Dal momento dell'annuncio delle sanzioni, ha evidenziato il portavoce, il contesto «è cambiato con il piano di pace del presidente Trump e l'avvio della fase 2», ma «la situazione sul terreno resta grave». Ogni decisione finale «rifletterà i progressi, o la loro assenza, su pace e stabilizzazione», ha aggiunto, indicando che Bruxelles «continua a seguire con attenzione la situazione sul terreno».

un giorno fa
Gaza, uccisi quattro uomini armati a Rafah

L'Idf ha riferito che le sue truppe hanno ucciso quattro uomini armati palestinesi che erano usciti da un tunnel e avevano attaccato i soldati a Rafah, nella parte meridionale di Gaza. Lo riporta il Times of Israel. Secondo l'Idf durante le operazioni di rastrellamento nella parte orientale di Rafah, sono stati identificati quattro terroristi che uscivano da un tunnel e aprivano il fuoco sulle truppe della 7a Brigata corazzata. I militari hanno risposto al fuoco "ed eliminato i quattro terroristi". Non ci sono notizie di vittime israeliane nell'incidente.

un giorno fa
Il punto delle 07.30

Hamas esorta i palestinesi a "intensificare il confronto" in Cisgiordania e a Gerusalemme, e chiede alle nazioni arabe e musulmane di interrompere i rapporti con Israele in risposta alla decisione del gabinetto di sicurezza di rafforzare l'autorità israeliana in Cisgiordania e di rimuovere gli ostacoli all'acquisto di terreni da parte degli ebrei. Lo scrive il Times of Israel.

In una dichiarazione, il gruppo terroristico definisce le misure adottate oggi parte dell'"approccio fascista di insediamento coloniale" di Israele. "Chiediamo agli stati arabi e islamici... di assumersi la loro responsabilità storica nell'affrontare l'occupazione [Israele] e i suoi piani volti a imporre l'annessione della Cisgiordania come un fatto compiuto", afferma Hamas.

Invita inoltre questi paesi a "rafforzare una posizione araba e islamica unitaria" e a "intraprendere misure concrete e serie, in primo luogo interrompendo le relazioni con l'entità sionista ed espellendo i suoi ambasciatori dalle capitali che hanno stabilito relazioni con essa".

Inoltre, Hamas invita "i palestinesi e i loro giovani ribelli in Cisgiordania e a Gerusalemme a intensificare il confronto con l'occupazione e i suoi coloni con tutti i mezzi disponibili, per contrastare i progetti di annessione, giudaizzazione e sfollamento forzato". Hamas, ricorda il Times of Israel, usa regolarmente il termine "coloni" per riferirsi agli ebrei sia in Israele che in Cisgiordania.