
Il sesto plenum del Comitato centrale ha rafforzato il presidente Xi Jinping nei suoi poteri, tanto da fargli raggiunge i grandi nomi del Partito Comunista Cinese : è leader "centrale", termine usato in passato soltanto per Mao Zedong, Deng Xiaoping e Jiang Zemin. Presidente dello Stato, segretario generale del PCC, comandante in capo delle forze armate e del Consiglio sulla sicurezza nazionale, che gli affida un più grande controllo sui servizi di sicurezza interni, Xi può ora fregiarsi del titolo ideato da Deng, padre riformatore della Cina potenza economica, che lo coniò attribuendolo a se stesso, a Mao e a Jiang, volendo indicare i leader del partito con autorità e autorevolezza tale e pressoché assoluta, da non mettere in discussione. Il partito ha invitato i suoi membri a "unirsi più vicino intorno al Comitato centrale del PCC con il compagno Xi Jinping come centro", ha annunciato l'agenzia Nuova Cina, in merito al comunicato finale rilanciato al termine del plenum di quattro giorni iniziato lunedì, dando seguito a quanto a vario titolo caldeggiato negli ultimi giorni dai media ufficiali. La posta in gioco è alta: se al titolo, come tutto lascia pensare, corrisponderanno i relativi poteri, Xi, che si è sbarazzato di un network di potenziali rivali come la China Youth dell'ex presidente Hu Jintao, avrà un ruolo di fortissima influenza in vista del 19/mo congresso del partito "convocato per la seconda metà del 2017", come deciso dal plenum. Il prossimo autunno sarà rinnovata un'ampia fetta dei vertici con l'ingresso della "sesta generazione", mentre cinque dei 7 componenti del comitato permanente del Politburo dovranno essere sostituiti, tranne il presidente e il premier Li Keqiang, sempre che il limite tacito dei 68 anni d'età per il pensionamento non sia alzato dal presidente, come ipotizzato da alcuni osservatori. Il plenum, rinnovando il concetto di "leadership collettiva", di fatto svuotato dal titolo di "leader centrale", ha approvato due documenti sulla disciplina del partito, di cui uno relativo alle norme "della vita politica all'interno sotto la nuova situazione" e l'altro collegato alla regolamentazione sulla "supervisione intra-partito". Inoltre è stato varato un piano contro la corruzione finalizzata alle promozioni, promettendo di "affrontare con risolutezza" le elezioni illecite e di mettere fine alla compravendita degli incarichi pubblici o dei brogli elettorali. Non solo: "la richiesta di una posizione ufficiale, di una onorificenza o di un trattamento speciale non è ammessa sotto qualsiasi circostanza"; le pratiche di negoziati "con le organizzazioni del partito per garantirsi una promozione o per disobbedire a qualsiasi decisione presa da organizzazioni del Partito sono anche proibite"; infine, la selezione e la scelta di funzionari "non devono essere contaminate da interferenze o cattiva condotta esterna". La campagna anti corruzione di Xi procede a passo spedito: è infatti Stata decisa l'espulsione di quattro ex alti funzionari del partito (l'ex vice capo di Pechino Lyu Xiwen e l'ex capo della provincia del Liaoning Wang Min) e dell'Esercito di liberazione popolare.
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