Cerca e trova immobili
Estero
Cina: violenze e arresti nel Xinjiang, tre morti
Redazione
17 anni fa

Disordini sono scoppiati oggi a Urumqi, capitale della regione cinese dello Xinjiang, dove dimostranti di etnia uighura hanno "attaccato i passanti, dato alle fiamme alcuni veicoli e bloccato il traffico". Il bilancio, ha riferito l'agenzia ufficiale Nuova Cina, è di tre morti e oltre 20 feriti. Le vittime, precisa l'agenzia, appartenevano all'etnia cinese Han. La polizia è intervenuta in assetto antisommossa per ripristinare l'ordine e disperdere la folla, lanciando lacrimogeni ed "arrestando alcuni rivoltosi". L'agenzia non ha fornito dettagli sul numero di partecipanti alla manifestazione. Fonti di esuli uighuri all'estero hanno invece riferito della partecipazione di migliaia di persone: gli arresti sarebbero centinaia. Testimoni hanno riferito che la città è presidiata dalla forze dell'ordine. Gli incidenti coincidono con la visita ufficiale in Italia del presidente cinese Hu Jintao, che domani incontrerà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. In seguito, Hu parteciperà all'incontro dei leader dei Paesi del G8 con quelli di cinque Paesi in via di sviluppo, all'Aquila. La manifestazione di Urumqi sarebbe nata come protesta contro l'uccisione di due operai uighuri nel sud della Cina alla fine del mese scorso. Secondo quanto riferito dalla stampa di Hong Kong, gruppi di operai cinesi armati di sbarre di ferro e altre armi rudimentali avevano attaccato il dormitorio degli operai uighuri di una fabbrica di giocattoli, accusandoli di una serie di piccole azioni criminali. Gli uighuri si sarebbero difesi con dei coltelli e decine di feriti delle due parti sarebbero stati ricoverati in ospedale. La fabbrica, la "Early Light" di Shaoguan, nella provincia del Guangdong, aveva assunto recentemente un gruppo di 600 operai di etnia uighura originari del Xinjiang. Sempre secondo esuli uighuri, la tensione era alta nel Xinjiang anche a causa della distruzione della città vecchia di Kashgar, una delle principali città del Xinjiang e centro culturale degli uighuri, intrapresa dalle autorità cinesi. Gli uighuri ritengono che la demolizione del bazar di Kashgar, uno dei principali centri della Via della Seta a pochi chilometri dai confini col Pakistan, l'Afghanistan e le repubbliche dell'Asia centrale, sia un insulto alla loro storia e alla loro cultura. Gli uighuri, un etnia turcofona di religione musulmana, sono gli abitanti originari dello Xinjiang, che i nazionalisti chiamano Turkestan orientale, e oggi sono circa la metà dei 20 milioni di abitanti della regione. Il resto sono immigrati cinesi che, secondo le accuse degli uighuri, sono i principali beneficiari dello sviluppo economico degli ultimi anni. Le organizzazioni umanitarie sostengono che quello degli uighuri è il secondo gruppo più numeroso - dopo quello dei seguaci della setta religiosa fuorilegge del Falun Gong - tra i circa ventimila detenuti politici cinesi. ATS

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata