
Un compromesso raggiunto la notte scorsa ha messo fine, almeno per il momento, alla rivolta del villaggio cinese di Wukan, nella provincia cinese del Guangdong, dove per due settimane migliaia di persone hanno protestato contro la requisizione delle loro terre da parte del governo locale. In un chiaro segnale che la tensione è scemata, uno dei leader della rivolta ha dichiarato che la vita nel villaggio - abitato da circa 20mila persone, in gran parte pescatori - è ritornata alla normalita" e che sono stati rimossi i cartelli di protesta. L' uomo, Lin Zuluan, ha affermato che i dirigenti del Partito Comunista hanno riconosciuto "che alcuni funzionari corrotti hanno commesso delle irregolarità e che la questione delle terre requisite verrà affrontata dalle autorita" provinciali insieme al comitato eletto dai rivoltosi. Quanto alla morte di un altro leader della rivolta, Xue Jinbo, che secondo i familiari è stato ucciso dalla polizia, l' accordo prevede che verrà condotta un' inchiesta. La stampa governativa cinese saluta oggi l' accordo come un "esempio" per la risoluzione delle dispute sulla terra, che sono la causa piu" frequente delle proteste popolari in Cina. La positiva conclusione della vicenda rafforza, secondo gli osservatori, la posizione di Wang Yang, il capo del Partito Comunista del Guangdong, uno degli astri nascenti della politica cinese. In un' altra cittadina in rivolta, la vicina Haimen, i residenti hanno ottenuto la sospensione della costruzione di una centrale elettrica che ritengono dannosa per l' ambiente. La situazione rimane però tesa perche" i dimostranti affermano che, nel corso delle violenze dei giorni scorsi, un ragazzo di 15 anni sarebbe rimasto ucciso in una carica della polizia, circostanza che le autorità locali negano. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

