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Estero
Cina: premier parla a assemblea popolo, crisi e Tibet
Redazione
17 anni fa

La Cina è pronta a fare la sua parte per combattere la crisi economica internazionale e chiede agli Usa di "garantire" i suoi massicci investimenti in titoli di Stato americani. Lo ha detto il primo ministro cinese Wen Jiabao parlando oggi a Pechino nella sua tradizionale conferenza stampa a conclusione dei lavori dell'Assemblea nazionale del popolo, l'unica occasione in cui un alto dirigente cinese si sottopone alle domande dei giornalisti cinesi e stranieri. In due ore di conferenza nel Palazzo dell'Assemblea del popolo Wen, che ha 67 anni, ha parlato anche di Tibet, di Taiwan e di Corea del Nord. Pechino, ha affermato il premier, intende continuare a perseguire l' obiettivo di un tasso di crescita dell'economia dell'8% nel 2009. Anche se "ci saranno delle difficoltà", la Cina "ha messo da parte sufficienti munizioni" finanziarie per affrontare i prossimi mesi di crisi, secondo Wen. Dopo un tempestoso inizio nelle relazioni tra Pechino e la nuova amministrazione americana del presidente Barack Obama, il primo ministro ha leggermente ammorbidito i toni su una delle questioni che ieri proprio Obama ha sollevato ricevendo a Washington il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi. La Cina - ha sostenuto - è disposta a riprendere i colloqui con gli inviati del Dalai Lama, il leader tibetano che vive in esilio in India, se questi "rinuncerà a perseguire l'indipendenza" del Tibet. "Con il Dalai Lama - ha detto - bisogna guardare quello che dice ma anche quello che fa, la chiave è la sincerità". Il leader tibetano chiede per il territorio quella che definisce una "genuina autonomia", ma Pechino ritiene che in realtà il suo progetto sia quello di staccare il Tibet dalla Cina. Secondo Wen "i fatti" - tra i quali ha citato la crescita dell'economia e la "libertà religiosa" di cui godono i tibetani - hanno dimostrato che "la politica seguita dalla Cina in Tibet è giusta". Rispondendo a una domanda sull'eccezionale dispositivo di sicurezza dispiegato nel corso di questa settimana in Tibet in occasione dell'anniversario della rivolta anticinese del 10 marzo 1959, Wen ha affermato che la situazione nel territorio è "pacifica e stabile". Il primo ministro ha mostrato poi il suo volto preferito, quello 'buonista', parlando di Taiwan, l'isola di fatto indipendente che Pechino rivendica come parte del proprio territorio. "Mi piacerebbe molto visitare Taiwan", ha detto in un indiretto riconoscimento del miglioramento dei rapporti avvenuto a partire dallo scorso aprile, quando al potere a Taipei si è insediato il presidente Ma Ying-jeou. Wen Jiabao ha evitato di usare toni pesanti verso la Corea del Nord, il Paese tradizionalmente alleato della Cina che sta minacciando di effettuare un test missilistico all'inizio di aprile col rischio di far arretrare le trattative per la denuclearizzazione della penisola coreana. Pechino, ha detto, si augura che "tutte le parti in causa" si astengano da "azioni che possono aggravare le tensione". ATS

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