
È ancora fitto il mistero dietro la morte dell'attivista Li Wangyang, suicidatosi, secondo le autorità cinesi, mercoledì in un ospedale di Shaoyang, nella provincia meridionale dello Hunan. Alcune foto su internet mostrano Li Wangyang con una corda al collo ma con i piedi a terra, il che farebbe pensare ad una messinscena. Sono stati la sorella e il cognato dell'attivista, detenuto per oltre 20 anni, ad avere ricevuto avuto la notizia della morte dell'attivista in ospedale dove era ricoverato per gravi motivi di salute. Li Wangyang, a causa delle torture subite, era cieco e aveva gravi problemi cardiaci. Il suo corpo è stato preso dalla polizia e, nonostante le proteste dei familiari, sarebbe stata disposta una autopsia e poi la cremazione. Nessuno della famiglia è riuscito a vedere il corpo dell'attivista. Li Wangyang aveva subito varie condanne. Dopo aver partecipato attivamente alle dimostrazioni di piazza del 1989 che sfociarono nel massacro di piazza Tiananmen, fu arrestato e condannato a 13 anni di carcere. Rilasciato nel 2000 per motivi di salute (gli furono riscontrati gravi problemi cardiaci e segni di percosse probabilmente subiti in carcere), Li cominciò a protestare contro il governo, e fece tra l'altro un lungo sciopero della fame. Arrestato nuovamente nel 2001 per incitamento e sovversione dei poteri di stato fu condannato a dieci anni. Era stato rilasciato nel maggio del 2011 e si trovava da alcuni mesi in ospedale per le sue difficili condizioni di salute. ATS
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