
Non accenna a diminuire la preoccupazione e la rabbia in Cina per lo scandalo del latte in polvere contaminato dall'aggiunta di melamina, che oggi ha fatto registrare la morte di un quarto neonato e l'arresto di altre 12 persone. Il governo difende il proprio operato, afferma che sta lavorando duramente per risolvere il problema, promette di rinforzare i controlli e di punire i responsabili, nega che ci siano problemi legati all'esportazione di latte in altri paesi. Ma intanto Bangladesh e Corea del Sud stanno già effettuando test sul latte importato dalla Cina. Un bambino è morto nell'ovest della Cina, a Xinjiang, dopo aver bevuto latte in polvere contaminato. Lo ha reso noto oggi il governo della regione sul suo sito internet. È salito perciò a quattro il numero dei neonati morti. Ed è cresciuto anche il numero delle persone arrestate: oggi in dodici sono stati deferiti alla giustizia, portando il totale degli arrestati a 18, tutti nella regione di Shijiazhuang, capitale dell'Hebei, come ha annunciato la polizia locale. Secondo l'agenzia ufficiale Nuova Cina i controlli saranno estesi all'alimentazione per il bestiame. Intanto le autorità stanno tentando di arginare le possibili preoccupazioni legate alle esportazioni di latte in polvere contaminato verso cinque nazioni in via di sviluppo e la Corea del Sud, affermando che nessun problema è stato registrato in quei paesi. Il governo aveva annunciato nei giorni scorsi che cinque paesi - Yemen, Bangladesh, Birmania, Gabon e Burundi - hanno importato latte da due aziende cinesi i cui prodotti risultano essere stati contaminati. Le autorità sanitarie di Hong Kong hanno annunciato oggi di aver scoperto melamina in bevande e in altri prodotti caseari provenienti da una fabbrica cinese. Yu ha anche difeso la reazione complessiva della Cina allo scandalo del latte contaminato: "Il Consiglio di Stato dedica grande attenzione al problema - ha detto - e i dipartimenti interessati hanno preso misure concrete nel più breve tempo possibile". ATS
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