
Decine di cristiani protestanti sono stati fermati dalla polizia oggi a Pechino, nell'ultima dimostrazione delle volontà del governo cinese di bloccare qualsiasi forma di dissenso. I membri della Chiesa di Shouwang, che ha un migliaio di aderenti, avevano deciso di pregare per strada dopo essere stati sfrattati dall'appartamento nel quale celebravano le loro funzioni per le pressioni esercitate dalla polizia sul proprietario. Il luogo nel quale si sarebbe dovuta svolgere la protesta, nei pressi di un popolare centro commerciale, è stato occupato da centinaia di agenti in divisa fin dalla prima mattina. Tra i fermati un fotografo del New York Times, che in seguito è stato rilasciato. Si ignora la sorte degli altri che, secondo alcuni testimoni, sono stati portati in una vicina scuola, interrogati e identificati. I leader della congregazione, tra cui il reverendo Jin Tianming, sono stati costretti dalla polizia a rimanere nelle loro abitazioni. In Cina sono illegali tutte le organizzazioni religiose che non sono registrate presso l'apposito ufficio governativo. Tra queste ci sono la maggioranza delle cosiddette "house-church", cioè gruppi di persone che si riuniscono per pregare in appartamenti privati, un fenomeno che è in forte crescita. I protestanti sono circa 60 milioni, in gran parte non registrati. I fermi sono avvenuti mentre è in corso, dallo scorso febbraio, un'offensiva delle autorità contro il dissenso, innescata probabilmente dal timore di un "contagio" delle manifestazioni popolari per la democrazia che si stanno svolgendo in alcuni Paesi arabi. Circa 200 persone sono state arrestate, detenute agli arresti domiciliari, o sono "scomparse", probabilmente imprigionate senza essere state formalmente accusate di alcun crimine. L'ultimo a fare le spese dell'ondata di repressione è stato uno dei più noti artisti cinesi, il 53enne Ai Weiwei, arrestato una settimana fa e che è sotto indagine per "crimini economici", un'accusa che in passato è già stata usata contro i dissidenti. Ieri Pechino ha risposto a tono al rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano, che ha usato toni insolitamente pesanti nel denunciare l'intensificazione della repressione e limitazioni della libertà di espressione, tra cui la censura alla quale è sottoposta Internet. Il portavoce governativo Hong Lei, in un comunicato pubblicato sul sito web del ministero degli esteri, ha affermato che gli Stati Uniti "devono smettere di usare il problema dei diritti umani per interferire negli affari interni di altri Paesi". Hong Lei ha aggiunto che la Cina è "pronta a discutere (con gli USA) di diritti umani sulla base dell'uguaglianza e del reciproco rispetto". ATS
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