
Centinaia di migliaia di catalani hanno invaso oggi il cuore di Barcellona nel giorno della festa nazionale della Diada per difendere il referendum del primo ottobre che Madrid vuole impedire minacciando il carcere per i dirigenti catalani. Una marea umana si è riversata su Paseig de Gracia, Carrer Aragona e Plaza Catalunya già ore prima dell'inizio ufficiale della concentrazione alle 17.14, simbolo dell'irredentismo catalano in ricordo della caduta di Barcellona l'11 settembre 1714 nelle mani dei Borbone. L'appello del President Carles Puigdemont, che con i suoi ministri è stato denunciato per avere convocato un referendum dichiarato "illegale" da Madrid e rischia 6 anni di carcere, ha mobilitato il popolo secessionista. "Il referendum è nelle mani del popolo", ha avvertito Puigdemont. E della sua capacità di manifestare agli occhi del mondo il proprio appoggio al "proces", il "President" conta sulla mobilitazione permanente della gente per fermare il braccio repressivo di Madrid, che ha messo in campo polizia, magistrati e Corte costituzionale per impedire il voto. E non esclude il ricorso all'articolo 155 della Costituzione del 1979 che consente di sospendere Puigdemont e l'autonomia catalana. Un'ipotesi che il "President" rifiuta. "Solo il parlamento di Barcellona - ha detto - può destituirmi". Ma il difficile deve ancora venire. Molti prevedono che la mano di Madrid si farà sempre più pesante da domani, passata la Diada. La procura ha dato ordine alla polizia di sequestrare schede, urne e qualsiasi materiale elettorale. Finora ci sono state solo due perquisizioni, in una tipografia e in un giornale. Il ritmo ora si farà più serrato. Puigdemont e i suoi ministri sono indagati e potrebbero essere arrestati. Il "President" ha detto di non ritenerlo probabile prima del voto, con gli occhi del mondo puntati sulla Catalogna. La pressione del resto della Spagna è forte. Il 60% degli spagnoli non vuole che i catalani votino. A costo di usare l'art.155. Con il rischio che Puigdemont e i suoi ministri diventino martiri della causa, radicando ancora di più il separatismo.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

