Cerca e trova immobili
Estero
Catalogna: al via causa per sequestro beni ex-presidente Mas
Redazione
9 anni fa

La Corte dei conti spagnola ha avviato la causa civile contro l'ex-presidente catalano, il secessionista Artur Mas, per l'organizzazione nel 2014 di un referendum consultivo sull'indipendenza. Mas potrebbe essere condannato a pagare con tre ex-ministri 5,1 milioni di euro. La Corte potrebbe decidere nelle prossime settimane il sequestro cautelare dei beni dei quattro dirigenti catalani per coprire la somma, che corrisponde alle spese per il referendum del 2014, dichiarato "illegale" da Madrid. Mas e gli allora ministri regionali Joana Ortega, Francesc Homs e Irene Rigau sono già stati condannati dalla giustizia penale spagnola all'interdizione dai pubblici incarichi per l'organizzazione del referendum del 2014, "in disobbedienza" alla corte costituzionale di Madrid. La causa civile che ora minaccia il patrimonio personale e familiare dei tre dirigenti indipendentisti è vista dal fronte secessionista come una forma di intimidazione in vista del referendum 'vero' vincolante annunciato per il primo ottobre dall'attuale presidente catalano Carles Puigdemont, pure dichiarato "illegale" da Madrid. Secondo El Pais online la Corte dei conti punta di arrivare ad una sentenza contro Mas e i tre ex ministri appunto prima del 1 ottobre. Il governo spagnolo con l'appoggio della corte costituzionale ha minacciato di sanzioni penali e civili i dirigenti catalani, i funzionari e le società fornitrici di materiale che contribuiranno all'organizzazione del voto, che il premier Mariano Rajoy ha promesso di impedire "con tutti i mezzi a sua disposizione". Il nuovo ministro portavoce del governo catalano Jordi Turull ha replicato alla decisione della corte dei conti che "non ci possono fermare". "Se credono che per 5 milioni rinunceremo all'indipendenza, fanno ridere!". "Anzi, la corte dei conti ci dà ancora più stimolo ad andare avanti", ha aggiunto Turull, denunciando le manovre della "cloaca dello stato" spagnolo.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata