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Estero
Caso Polanski: TPF respinge ricorso contro ordine d'arresto
Redazione
17 anni fa

Roman Polanski resta in prigione. Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha infatti respinto il suo ricorso contro l'ordine d'arresto in vista dell'estradizione. I giudici hanno rifiutato la scarcerazione perché ritengono elevato il rischio di fuga del regista franco-polacco. Gli avvocati di Polanski intendono comunque inoltrare ricorso al Tribunale federale (TF) contro il rifiuto di accordare la messa in libertà su cauzione del regista, ha indicato il suo legale francese Hervé Temine all'AFP. Secondo la giurisprudenza svizzera, la carcerazione dell'imputato costituisce però la regola durante tutta la procedura d'estradizione, ricorda il TPF nella sua decisione pubblicata oggi. Il pericolo di fuga è alto perché negli Stati Uniti - dove Polanski è ricercato per il presunto stupro di una 13enne nel 1977 - rischia fino a 50 anni di carcere. L'estradizione significherebbe per il cineasta una lunga separazione dalla moglie e dai due figli minorenni, rilevano i giudici del TPF. Inoltre non potrebbe più proseguire la sua attività di regista. Viste le dimensioni della Svizzera, varcare il confine sarebbe possibile entro poche ore, si legge ancora nella decisione, e quindi anche un obbligo di presentarsi quotidianamente in un posto di polizia sarebbe inutile. Polanski non è inoltre fortemente radicato nella Confederazione. Ritirargli i documenti d'identità non limiterebbe le possibilità di fuga, poiché come cittadino franco-polacco potrebbe procurarsene di nuovi in ogni momento. La cauzione proposta da Polanski sotto forma di un sequestro del suo chalet a Gstaad (BE) non soddisfa i requisiti di legge. In mancanza di una cauzione valida, non è possibile esaminare se una combinazione con altre misure, come gli arresti domiciliari o un braccialetto elettronico, potrebbe escludere il rischio di fuga. ATS

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