
La delegazione svizzera rientrata ieri sera da Tripoli non è riuscita a contattare i due ostaggi elvetici trattenuti in Libia. "Non abbiamo idea di dove siano", ha dichiarato oggi all'ATS Geri Müller, presidente della Commissione Esteri del Consiglio nazionale. "Il sequestro dei due è una grave violazione della convenzione di Vienna", ha aggiunto il deputato argoviese dei Verdi. La delegazione elvetica, guidata dal segretario di stato agli affari esteri Michael Ambühl e composta di rappresentanti dei Dipartimenti degli Esteri (DFAE) e delle Finanze (DFF), è rientrata ieri sera all'aeroporto di Berna-Belp poco dopo le 21.00. Sull'esito della missione il DFAE non ha voluto finora dire niente. Oggi scade il termine di 60 giorni fissato dall'accordo del 20 agosto per un ripristino delle "normali relazioni" tra i due paesi. Nell'accordo, sottoscritto dal presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz nella sua contestata visita a Tripoli corredata di pubbliche scuse per l'arresto di Hannibal Gheddafi il 15 luglio 2008 a Ginevra, non si parla espressamente degli ostaggi, ma Berna considera la loro liberazione come essenziale per un ristabilimento di normali relazioni bilaterali. Müller prevede ora che il Consiglio federale decida rapidamente sulle mosse da intraprendere. Ancora non è noto se lo farà nella seduta di domani. Venerdì discuterà della vicenda Gheddafi anche la commissione esteri del Consiglio degli Stati, mentre la prossima riunione della commissione del Nazionale è in programma il 2 e 3 novembre. "Se necessario ci incontreremo prima in una seduta straordinaria", ha precisato Müller. I due uomini d'affari svizzeri trattenuti in Libia dal 19 luglio 2008 sono stati improvvisamente convocati il 18 settembre scorso per un "controllo medico" e trasferiti in un "luogo sicuro" tuttora ignoto. Nemmeno il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha potuto contattarli. ATS
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