
"Sono indignata per la disinformazione diffusa da alcuni media sulla vicenda libica": a rompere il silenzio oggi è la moglie di uno dei due svizzeri bloccati da oltre un anno nel paese nordafricano. La donna, in un'intervista pubblicata sul sito internet di "Le Temps", contesta le notizie di ieri secondo cui suo marito - cittadino elvetico e tunisino - si sarebbe recato di recente, senza problemi, in vacanza in Tunisia. Entrambi i suoi passaporti sono stati confiscati dalle autorità libiche, afferma. I due cittadini elvetici sono liberi nei loro movimenti all'interno del paese e non sono torturati, aggiunge la donna, precisando che sono tuttavia costantemente sotto sorveglianza e devono sopportare una pressione incredibile. La donna non si pronuncia sui presunti contatti privati che il marito avrebbe con la famiglia del primo ministro libico Al-Baghdadi Ali al-Mahmudi. Questa informazione, diffusa ieri da diversi media, è stata confermata dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Secondo il sociologo ginevrino Jean Zigler, citato oggi come conoscitore della Libia dal giornale bernese "Der Bund", lo svizzero-tunisino non si può certo definire un ostaggio: l'unico vero ostaggio è l'altro cittadino svizzero. Dalla visita del presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz il 20 agosto a Tripoli, i due si sono trasferiti all'ambasciata elvetica: "sono lì in attesa", ha aggiunto la donna. L'informazione è stata confermata oggi all'ATS dal DFAE. Il portavoce del ministero degli esteri ha indicato che prima del viaggio di Merz la situazione era diversa: lo svizzero-tunisino abitava in un domicilio privato a circa 200 chilometri da Tripoli, mentre l'altro ostaggio era già ospite permanente, su sua richiesta, dell'ambasciata svizzera. A entrambi - ha indicato il DFAE - è stato proposto di svolgere attività amministrative nell'ambasciata di Tripoli, e il secondo ha accettato. La donna sottolinea inoltre i problemi di salute del marito, malato di cuore, e afferma di aver sollecitato un rimpatrio umanitario, richiesta che è stata respinta. L'uomo, un pensionato, si era recato in Libia per un viaggio di affari di cinque giorni in qualità di consulente per conto di una ditta di costruzioni elvetica, interessata a valutare le possibilità di sviluppo del paese nordafricano. Nell'intervista la donna afferma inoltre di non avere mai creduto che Merz sarebbe riuscito a riportare i due ostaggi in patria: "era chiaro che la Libia non l'avrebbe permesso". ATS
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