
Il procuratore generale di Ginevra Daniel Zappelli aprirà un'inchiesta per violazione del segreto d'ufficio in seguito alla pubblicazione, nell'edizione odierna de "La Tribune de Genève", delle foto segnaletiche di Hannibal Gheddafi, scattate dalla polizia giudiziaria ginevrina in occasione del suo arresto il 15 luglio 2008. Dando notizia all'ATS dell'avvio dell'indagine, il magistrato dichiara di "non comprendere" le ragioni che hanno indotto il quotidiano ginevrino a divulgare, "nel contesto attuale", le foto, nelle quali il figlio del leader libico appare spettinato e disfatto. Il procuratore esclude allo stadio attuale che la "fuga" abbia quale origine il palazzo di giustizia di Ginevra. "I ritratti di fronte e di profilo non figurano mai nel dossier giudiziario", aggiunge il massimo magistrato del cantone, rilevando che "ogni cittadino ha diritto al rispetto della propria persona, in particolare quello di non vedere pubblicate nella stampa fotografie che non desidera mostrare". Il quotidiano ginevrino spiega di aver deciso di pubblicare le immagini - in suo possesso da svariati mesi - perché esse "attestano la serie di umiliazioni" subita dalla Libia e "dimostrano il sentimento di disonore provato dai libici". Nella vertenza fra Svizzera e Libia - aggiunge il caporedattore Pierre Ruetschi - "la questione dell'umiliazione è diventata centrale. Queste fotografie fanno parte dell'analisi per capire cosa stia succedendo". I ritratti di Hannibal Gheddafi - afferma - costituiscono "un elemento d'informazione e una testimonianza unica delle condizioni del suo arresto". Il caporedattore non nutre l'impressione di aver "versato olio sul fuoco". In questa vicenda - osserva - "ci sono fattori ben più pesanti di queste fotografie". La polizia ginevrina esclude a sua volta che le immagini siano state trasmesse dai propri servizi. "Le nostre fotografie segnaletiche sono a colori, mentre le immagini pubblicate dal giornale sono in bianco e nero", sottolinea il portavoce Jean-Philippe Brandt. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non ha voluto commentare la pubblicazione delle fotografie, che in giornata sono state riprese da altri media. ATS
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