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Caso Cucchi: la famiglia chiama in aula ex ministri e generali
Caso Cucchi: la famiglia chiama in aula ex ministri e generali
Caso Cucchi: la famiglia chiama in aula ex ministri e generali
Redazione
7 anni fa
Nella lista di oltre trenta testi ci sono anche i due ex ministri della Difesa e il comandante generale dell'Arma

Testimoni eccellenti in aula, per fare chiarezza sulla vicenda dei presunti depistaggi che sarebbero avvenuti dopo la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano deceduto nell'ottobre del 2009 mentre si trovava in custodia cautelare in una caserma dei Carabinieri a Roma.

A chiedere che vengano a testimoniare nei prossimi mesi, in vista della prima udienza al nuovo processo Cucchi, sono i legali della famiglia di Stefano. Nella lista di oltre trenta testi, che verrà depositata dall'avvocato Fabio Anselmo, ci sono anche i due ex ministri della Difesa, Elisabetta Trenta e Ignazio La Russa, e il comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri.

Tra i generali c'è anche Vittorio Tomasone, che la parte civile chiede di ascoltare in merito a quanto l'ex comandante provinciale dei carabinieri di Roma apprese circa l'inchiesta disposta dopo la morte di Stefano, sulla riunione che lo stesso generale tenne con i militari qualche giorno dopo e sulle informazioni apprese sugli accertamenti medico-legali effettuati sul corpo del giovane.

Proprio quelle note mediche presenti nella relazione del 30 ottobre saranno sotto l'attenzione degli inquirenti, perché all'epoca quel documento anticipava le conclusioni di esperti medici legali che ancora dovevano essere nominati.

Alla sbarra, dal prossimo 12 novembre, ci saranno otto carabinieri, tutti componenti della catena di comando che secondo gli inquirenti avrebbe depistato le indagini per accertare le cause sulla morte di Stefano.

Tra gli imputati ci sono alti ufficiali dell'Arma, che avrebbero orchestrato il tentativo di insabbiamento della verità sulla morte del geometra romano. L'imputato al processo con il più alto grado è l'allora comandante del Gruppo Roma, Alessandro Casarsa.

Per l'accusa i depistaggi partirono proprio da quest'ultimo e a cascata furono "messi in atto" dagli altri secondo i vari ruoli di competenza.

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