
41 bis uguale tortura. Uno slogan la cui densità sui muri, come altrove, è cresciuta in queste settimane man mano che il dibattito italiano sulla detenzione dell’anarchico Alfredo Cospito è assurto a tema di rilevanza nazionale. Locarno, Bioggio, l’azione di protesta al consolato generale d’Italia a Lugano e l’ex mercatino Caritas occupato sotto Natale. Dall’autunno i membri del S.O.A. Il Molino si sono uniti alle proteste dei gruppi anarchici, principalmente italiani, contro le condizioni di detenzione del 55enne, che dal 20 ottobre scorso conduce uno sciopero della fame, come forma di protesta contro il regime d’isolamento stabilito dal 41 bis e contro l’ergastolo ostativo che prescrive una pena detentiva senza possibilità di misure alternative al carcere.
In carcere dal 2013
Pescarese di nascita, torinese di adozione, Alfredo Cospito si trova in carcere dal 2013 per la gambizzazione avvenuta nel maggio del 2012 di Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell’azienda attiva nel settore dell’energia Ansaldo nucleare. Crimine per cui è stato condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Ma il centro attorno a cui ruota tutta la vicenda è la pena a 20 anni inflitta mentre Cospito si trovava già in carcere, condanna per un attentato contro la scuola allievi dei Carabinieri a Fossano, in provincia di Cuneo. Nella notte tra il 2 e il 3 giugno del 2006 due bombe artigianali esplosero in un cassonetto vicino al centro di formazione dell’arma, le due detonazioni non portarono a nessun ferimento.
Il reato per cui è previsto il carcere ostativo
In primo grado, l’anarchico, venne riconosciuto colpevole del reato di strage. La Corte di cassazione ritenne i fatti di Fossano ben più gravi, una minaccia alle istituzioni, qualificando l’attentato come strage di stato, reato per cui è previsto il carcere ostativo, pena detentiva che non prevede misure alternative ne tantomeno benefici penitenziari. In aggiunta i giudici hanno qualificato Cospito come capo e organizzatore di un’associazione con finalità di terrorismo, aggiungendo alla detenzione anche il regime d’isolamento del 41-bis per quattro anni.
Perché è scoppiato il dibattito
Ed è qui che nasce il cortocircuito che ha fatto esplodere il dibattito: infliggere ad un membro di un gruppo anarchico una misura storicamente associata a gravi reati di stampo mafioso, sembra a molti un eccesso di pena. Tanto più che il cosmo anarchico, a differenza delle mafie non è strutturato in modo verticale, ma è composto da gruppi autonomi. Detto altrimenti, non c’è un unico capo che orchestra le azioni delle cellule, motivo per cui per i detrattori del provvedimento, è surreale e anticostituzionale isolare Cospito.
Le condizioni del carcere duro
Dagli anni 90 il cosiddetto carcere duro è una misura che viene applicata ai capimafia, con l’obiettivo d’impedire che possano coordinare dal carcere le attività del crimine organizzato. 23 ore in cella, un’ora d’aria, contatti limitati all’estremo, fu questo lo strumento estremo con cui lo Stato italiano volle porre fine alla stagione delle stragi, destinando i penitenziari delle isole a questo scopo. Prigioni come quella di Sassari in cui Cospito si trovava fino a pochi giorni fa, prima del trasferimento al carcere meneghino di Opera, struttura meglio attrezzata a gestire le precarie condizioni dell’uomo che dall’inizio dello sciopero della fame ha perso 45 chili.
Scontro tra fazioni opposte
Sono in corso riesami giuridici sul provvedimento comminato all’anarchico, ma intanto lo stivale ribolle per lo scontro fra fazioni opposte. Chi punta il dito contro una violenza di Stato che perpetua una misura paragonata alla tortura. Chi invece, più allineato al Governo, difende quanto deciso nei confronti di Cospito. C’è poi un dibattito di principio sull’esistenza stessa del 41-bis, con le mafie che stanno a guardare.

